Prima della sua ricomparsa nel nord est d’Italia alla fine dell’anno scorso, l’ultimo animale selvatico trovato positivo per il virus della rabbia risaliva al 1995
di Stefano Marangon
In Europa, negli ultimi anni, a seguito della sua eliminazione nella maggior parte dei Paesi europei, la rabbia poteva apparire come una malattia “distante”, in quanto limitata ad aree territoriali e a condizioni di vita tipiche dei Paesi meno sviluppati. Era cioè percepita come una malattia temibile per l’uomo ma dimenticata, relegata a ricordi lontani dei cani “rabbiosi” che potevano aggredire l’uomo e alle conseguenti severe misure di controllo previste da leggi nazionali risalenti al dopo guerra, anche se ancora vigenti.
In realtà, la rabbia è tuttora presente non solo nei Paesi in via di sviluppo, in cui numerosi sono purtroppo i casi di malattia nell’uomo, ma anche in Paesi dell’est Europa, non lontani dai nostri confini, dove persiste e si diffonde nelle volpi selvatiche che rappresentano il principale ospite dell’infezione. In quest’ultimo caso si parla di rabbia silvestre, per differenziarla da quella urbana presente nei Paesi in via di sviluppo in cui è il cane a essere il principale vettore dell’infezione.
Nell’ottobre del 2008, la rabbia, precedentemente segnalata nella regione orientale della Slovenia e in Croazia, ha fatto la sua ricomparsa in Friuli Venezia Giulia nel comune di Resia, vicino alla Slovenia, e in dodici mesi si è rapidamente propagata in Veneto fino ai confini della provincia di Trento. L’applicazione delle misure di controllo, che in passato ne avevano consentito il rapido contenimento e la successiva eliminazione dal territorio friulano, si sono rivelate questa volta poco efficaci. Per capire il perché di questa rapida diffusione nella popolazione di volpi selvatiche del nord-est del nostro Paese, si devono considerare le diverse variabili che condizionano la storia naturale della malattia in ambito silvestre, quali la densità degli animali e la dinamica della popolazione volpina, le modifiche del comportamento dell’animale selvatico e i cambiamenti dell’ecosistema indotti dall’uomo. Tutti questi fattori, che interagiscono fra loro in modo complesso, rendono difficile il controllo di malattie che, come la rabbia silvestre, si diffondono in ambiente selvatico.
In tale situazione non vi è il controllo diretto dell’uomo sull’animale, sui suoi spostamenti, sui sintomi che può manifestare, sulle cure che possono essere attuate, che invece caratterizza le malattie degli animali domestici. A tutto ciò si deve aggiungere che la rabbia modifica il comportamento della volpe rendendolo funzionale alla diffusione del virus: la volpe infetta perde la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo e degli altri animali, può diventare aggressiva, con un aumento della sua mobilità, anche in ore diurne e al di fuori dell’ambiente agro-pastorale e boschivo, che la porta a coprire distanze considerevoli e andare a infettare altri animali, attraverso il morso e la saliva.
Queste caratteristiche della malattia devono essere attentamente tenute in considerazione per individuare e mettere in atto adeguate misure di controllo che hanno il duplice obiettivo di eliminare l’infezione nelle volpi e ridurre il rischio di malattia per gli animali domestici e per l’uomo.
Su queste basi l’Unità di crisi interregionale, istituita per coordinare l’attività dei Servizi veterinari e dei Servizi di prevenzione che operano nelle aree colpite dalla malattia, ha individuato le misure da adottare per affrontare l’emergenza. È da sottolineare che sono state utilizzate le conoscenze e le esperienze sviluppate in Paesi che, nel recente passato, hanno affrontato e sconfitto la rabbia silvestre attraverso incontri diretti con esperti tedeschi e austriaci, e messe in campo le professionalità necessarie per operare in modo adeguato in ambiente selvatico (Servizi caccia e pesca, guardie forestali, ecc.) e in situazioni di emergenza (protezione civile, prefetture).
In sintesi, gli interventi per il controllo della rabbia silvestre, che hanno un impatto diretto sulla vita di chi, per lavoro, per scelta e per passione, vive a contatto con l’ambiente naturale e di chi possiede un animale domestico, si basano fondamentalmente su:
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corretta informazione della popolazione nelle aree infette
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vaccinazione degli animali domestici
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prevenzione di eventuali contatti fra animali domestici e volpi nelle aree infette (per i cani, uso del guinzaglio, divieto di frequentare zone boschive)
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vaccinazione delle volpi, che si è ormai dimostrata la misura più efficace per eliminare la malattia dai territori colpiti.
In particolare, la vaccinazione delle volpi ha consentito di eliminare la rabbia silvestre dalla maggior parte dei Paesi europei e di controllare possibili reintroduzioni da Paesi ancora infetti.
Si deve comunque considerare che per vaccinare in modo adeguato le volpi selvatiche è indispensabile considerare le loro abitudini e preferenze alimentari, per poterle sfruttare vantaggiosamente: per la preparazione di bocconi contenenti il vaccino (esche vaccinali) e la distribuzione adeguata negli ambienti naturali da loro maggiormente frequentati .
Inoltre, di estrema utilità è l’impiego di sistemi GIS (sistemi informativi geografici) per mappare la distribuzione delle esche (effettuata da elicotteri), individuare aree in cui è necessario completare la vaccinazione con la distribuzione manuale, programmare interventi per verificare da un lato l’efficacia della vaccinazione, dall’altro il grado di diffusione della malattia.
Il ricorso ai sistemi che le moderne tecnologie ci mettono a disposizione offre, dunque, la possibilità di raggiungere risultati estremamente positivi nella lotta contro le malattie infettive che colpiscono gli animali selvatici.
Non bisogna mai dimenticare, in ogni caso, che il successo degli interventi non può essere disgiunto da uno studio profondo e continuativo degli ecosistemi e dell’adattamento delle volpi alle diverse caratteristiche dell’ambiente in cui vivono.
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