Nel 1714 Ludovico Antonio Muratori, ecclesiastico e intellettuale modenese del Settecento, pubblicò un Trattato dal titolo “Del governo della peste, e delle maniere di guardarsene, diviso in Politico, Medico et Ecclesisastico”, uno dei primi fondamentali contributi sull’uso dell’epidemiologia nelle politiche sanitarie, a seguito della grande epidemia di peste che colpì gli allevamenti di bestiame fra XVII e XVIII secolo.
Al di là delle misure di controllo e delle norme igienico-sanitarie ivi suggerite per contenere l’epidemia ed evitare i contagi animale-uomo, con gravi conseguenze sanitarie per la vita civile, il testo è anche uno dei primi esempi in cui è ben visibile il concetto di “Una salute” (One Health) attualmente utilizzato dai tecnici della sanità pubblica mondiale. Oggi come allora, il modello di gestione dei rischi e delle informazioni nei casi di emergenze sanitarie deve tenere conto delle reciproche interazioni fra uomo e animale.
La prospettiva di un’integrazione fra medicina umana e medicina veterinaria fortemente raccomandata dalle grandi Organizzazioni internazionali è un punto fermo per la programmazione delle strategie globali di prevenzione e controllo delle emergenze sanitarie; tuttavia, precisare il senso di questa definizione è quanto mai fondamentale per meglio delineare i binari lungo i quali si dovrà muovere la sanità pubblica globale, e il nostro Istituto in particolare.
Perché è tanto importante questa visione per la sanità pubblica? Da numerosi studi recenti sappiamo che circa il 70% delle malattie infettive proviene dal serbatoio animale, con circa 1.400 organismi patogeni identificati pericolosi per l’uomo; non solo, così come gli animali infettano l’uomo (zoonosi), anche l’uomo può infettare l’animale (antropozoonosi). Comprendiamo quindi che il significato di questa equazione sta nel riconoscere un ruolo primario al veterinario, come colui che fornisce al medico di medicina umana le conoscenze e le informazioni necessarie per affrontare una determinata problematica sanitaria.
L’IZSVe ha fatto proprio questo approccio, con una serie di iniziative, dalla pet therapy al Laboratorio biologico mobile da campo, dalla banca dati GISAID ai meeting OIE/FAO/OMS alle collaborazioni con i CDC di Atlanta, che hanno come obiettivo la condivisione delle conoscenze, delle esperienze, del cammino da fare insieme. Per esempio, sarebbe davvero difficile oggi comprendere l’evoluzione di un’epidemia influenzale e gestire l’emergenza senza prima conoscere l’ecologia del virus, la sua sequenza genetica e i suoi meccanismi di replicazione virale, l’epidemiologia e i meccanismi d’infezione, i fattori che favoriscono la comparsa e la diffusione di un ceppo influenzale pandemico; senza aver chiaro quali sono le caratteristiche virologiche critiche per l’emergere di zoonosi e virus pandemici, i modi di trasmissione e l’esposizione delle fonti per l’infezione zoonotica con i virus dell’influenza aviaria. Queste sono prerogative, expertise del veterinario.
La veterinaria è chiamata dunque a fare qualcosa in più rispetto al passato: da sorella minore della medicina umana, oggi è pronta per essere la forza motrice della sanità globale e rivestire un ruolo di primo piano, adeguato sia alle domande poste dalla globalizzazione che alle attese del territorio, ma anche capace di fornire nuove intuizioni per risolvere una gamma ulteriore di problematiche sanitarie. Conciliare ambiti finora disgiunti – medicina umana e veterinaria; globale e locale – per convergere verso una “sanità pubblica comparata” è la sfida che ci impegnerà per i prossimi anni.
L’IZSVe è già entrato in quest’ottica, passando da spettatore a protagonista di questi nuovi scenari.
Il Direttore generale
Igino Andrighetto














