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Morie di vongole e ostriche. Il rapporto tra patogeni, ambiente e tecniche di allevamento

Morie di vongole e ostriche. Il rapporto tra patogeni, ambiente e tecniche di allevamento

Pubblicato il: 20 marzo 2017 Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2017

Negli ultimi anni in Italia si è registrato un calo di produzione di vongole e ostriche. Le morie anomale di vongole nella laguna di Venezia e di ostriche nella provincia di Rovigo si devono certamente alla presenza di patogeni; ma altri fattori hanno notevolmente contribuito, come condizioni ambientali e sfruttamento intensivo degli animali.

Ad esempio le vongole veraci, prodotte principalmente nelle lagune del nord Adriatico, per diversi anni hanno presentato infezioni da parte di un parassita, il protozoo Perkinsus olseni, senza arrivare a episodi di significativa mortalità.

Le cose sono cambiate nel 2011, quando nella parte sud della laguna di Venezia si è registrata una perdita tra l’80% e il 90% degli animali allevati.

I parassiti del genere Perkinsus possono causare nei molluschi conseguenze lievi nei soggetti giovani, gravi nei soggetti adulti. La specie olseni, la più diffusa in Italia, produce un’infiammazione dei tessuti del mollusco che ne compromette la crescita e la riproduzione.

Questo parassita è stato causa di importanti fenomeni di mortalità della vongola Ruditapes philippinarum, detta comunemente vongola filippina, in Corea del Sud, e di altre mortalità lungo la costa atlantica, in Portogallo e Spagna.

Se prima il parassita non rappresentava un pericolo per gli allevamenti, cosa ha determinato questa rottura nell’equilibrio ospite-parassita? Il Perkinsus è diventato a un certo punto più aggressivo? O la sua presenza, come quella di altri patogeni, è diventata pericolosa perché legata alla tipologia di allevamento e alle condizioni dell’ambiente in cui vive?

 

Giuseppe Arcangeli, direttore del Centro di referenza nazionale per le malattie dei pesci, molluschi e crostacei dell’IZSVe, presenta la ricerca condotta sulle morie di vongole e ostriche registrate negli ultimi anni nel Nord Adriatico.

La ricerca IZSVe

Allevamenti di ostriche e vongole nella Laguna di Venezia

Una ricerca dell’IZSVe ha indagato l’influenza di patogeni nella mortalità di vongole e ostriche in relazione a diversi ambienti e a diverse tecniche di allevamento, confrontando i dati ricavati con i risultati di altri studi e monitoraggi.

Una ricerca dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (RC 15/13) ha indagato l’influenza di agenti patogeni nella mortalità di vongole e ostriche in relazione a diversi ambienti e a diverse tecniche di allevamento e raccolta, analizzando i dati ricavati da campionamenti disposti per la ricerca e integrandoli con i risultati di altri studi e monitoraggi.

Dopo aver scelto i siti in cui eseguire la ricerca e le tipologie di raccolta dei campioni di molluschi, non solo si è identificata la presenza di patogeni, ma sono stati anche raccolti dati su:

  • il mollusco (età);
  • l’ambiente (stagione, tasso di salinità dell’acqua);
  • le modalità di allevamento e raccolta.

Lo studio si è articolato in due parti: una relativa al parassita Perkinsus olseni nelle vongole veraci, l’altra relativa alla presenza di Oyster herpes virus (OsHV) nelle ostriche concave, che in Italia è stato segnalato per la prima volta proprio dal Centro di referenza nazionale per lo studio e la diagnosi delle malattie dei pesci, molluschi e crostacei dell’IZSVe.

Perkinsus olseni in vongole veraci

In seguito all’episodio di mortalità avvenuto tra ottobre e dicembre 2011, sono stati eseguiti dagli operatori dei Servizi veterinari regionali 4 campionamenti di circa 100-200 esemplari ciascuno, su esemplari provenienti dalla parte sud della Laguna di Venezia.

I campioni erano di taglia commerciale (40-50 mm), dell’età di circa 18 mesi, e comprendevano sia esemplari in stato di evidente sofferenza, sia un’aliquota di soggetti apparentemente sani.

Risultati

Lesioni da Perkinsus olseni su vongola verace

Le analisi hanno confermato che Perkinsus olseni è il patogeno maggiormente implicato nei fenomeni di mortalità nella Laguna di Venezia. Sono state rilevate lesioni gravi, visibili anche macroscopicamente, che non erano mai state descritte prima del 2011. Dati ambientali ottenuti da studi precedenti hanno inoltre mostrato che l’area lagunare veneziana è più favorevole allo sviluppo del parassita rispetto ad altre zone.

I campioni sono stati sottoposti a diverse analisi:

  • gli esami necroscopici hanno rilevato lesioni da predatori, ma anche altre lesioni (noduli) dovute al Perkinsus;
  • il metodo colturale ha confermato che le condizioni ambientali consentono al parassita di svilupparsi bene. Infatti il 64,4% dei campioni presentava un alto livello di infezione;
  • l’analisi istologica ha mostrato che il 70,5% dei campioni esaminati ha riportato una presenza sistematica del parassita in vari organi;
  • la valutazione delle gonadi ha rilevato che quasi tutti i campioni esaminati erano alla fine della fase di rilascio dei gameti (deposizione delle uova/spermatozoi) o immediatamente dopo (post-release);
  • l’analisi molecolare ha confermato che si trattava di Perkinsus olseni; l’esame batteriologico ha rilevato presenza anche di batteri di genere Vibrio spp., poi identificati come Vibrio splendidus.

Le analisi hanno confermato che Perkinsus olseni è il patogeno maggiormente implicato nei fenomeni di mortalità nella Laguna di Venezia. La ricerca ha rilevato lesioni gravi, visibili anche macroscopicamente, che non erano mai state descritte con un’incidenza così elevata prima del 2011. Inoltre la valutazione delle gonadi del mollusco ha fatto emergere un ritardo nella fase di riproduzione, che può essere correlato proprio all’azione del parassita congiunta all’indebolimento del mollusco.

Dati ricavati da monitoraggi paralleli alla ricerca (2010-2015) hanno confermato una presenza massiccia del parassita nella Laguna di Venezia e la presenza di infezioni gravi rispetto ad altre aree di controllo.

Dati ambientali ottenuti da studi precedenti hanno inoltre mostrato che l’area lagunare veneziana è più favorevole allo sviluppo del parassita rispetto ad altre aree, come quella del Delta del Po. In particolare nella Laguna di Venezia sono favorevoli al parassita:

  • la temperatura calda dell’acqua (in estate quasi 28° C);
  • il più elevato tasso di salinità (fino al 35‰).

Infografica Perkinsus Olseni

L’infografica descrive la prevalenza di Perkinsus e la gravità dell’infezione nella Laguna di Venezia e nell’area lagunare del Delta del Po dal 2010 al 2015.

OsHV in ostriche concave

La ricerca ha indagato anche la mortalità nelle ostriche concave (Crassostrea gigas), una specie che sta ricevendo un crescente interesse commerciale e i cui allevamenti sono in espansione.

È stato preso in esame un episodio di mortalità di ostriche concave allevate in lanterne avvenuto a Scardovari, in provincia di Rovigo, nella prima metà del mese di maggio 2011. Anche in questo caso, sono stati prelevati per la ricerca di Oyster herpes virus (OsHV) sia campioni dell’area in questione, sia campioni provenienti da banchi naturali e altri siti non soggetti a mortalità.

Ostriche allevamento lanterna

È stato studiato anche episodio di mortalità di ostriche concave allevate in lanterne avvenuto a Scardovari, in provincia di Rovigo, nella prima metà del mese di maggio 2011. Dal confronto tra i dati della ricerca e dati derivanti da altri studio, è emerso che le ostriche concave allevate in laguna e con la tecnica della lanterna sono più vulnerabili. In particolare il rischio di ammalarsi aumenta con gli sbalzi termici, che da un lato hanno favoriscono la proliferazione del virus, dall’altro mettono in condizioni di stress l’animale.

In dettaglio i campioni consegnati erano di 4 categorie:

  • ostriche allevate in laguna (da circa un anno e in lanterne) che hanno subito mortalità anomala. In questo caso 30.000 campioni di semina appartenevano a riproduttori selvatici;
  • ostriche provenienti da banco naturale della laguna di Scardovari, cresciute nelle vicinanze delle ostriche allevate che hanno subito mortalità anomala. Il banco naturale non sembrava essere stato coinvolto da fenomeni di moria;
  • ostriche di banco naturale, presenti in località Basson (sempre sul Delta del Po), che non hanno subito mortalità;
  • ostriche allevate in laguna, seminate nel 2013, selezionate come controllo negativo, in quanto non hanno fatto segnalare fenomeni di moria.

Risultati

Dalle analisi dei campioni sono risultati positivi per OsHV e varianti:

  • quasi metà degli esemplari dell’area interessata dalla mortalità (21 campioni su 45);
  • quasi la totalità di quelli posti nelle vicinanze (26 campioni su 30);
  • metà di quelli che non hanno subito mortalità (7 campioni su 15);
  • nessun esemplare preso in laguna (5 campioni su 5).

Questi risultati vanno messi in relazione con altri dati già disponibili: avevano dato esito negativo 30 campioni su 30 (175.000 esemplari) prelevati da ostriche concave allevate a Scardovari ma con una tecnica diversa, quella su fune. Avevano inoltre dato esito negativo analisi fatte su allevamenti a mare (long-line) e su ostriche piatte fatte in altre aree (provincia di Pescara).

Dal confronto dei dati è quindi emerso che le ostriche concave allevate in laguna e con la tecnica della lanterna sono rimaste più vulnerabili. Il rischio di ammalarsi aumenta con gli sbalzi termici, che da un lato hanno favoriscono la replicazione del virus (specialmente nei cambi di stagione, con temperatura dell’acqua maggiore di 16°C), dall’altro mettono in condizioni di stress l’animale.

Conclusioni

Vongole veraci

Dagli studi condotti emerge che l’azione del patogeno non è sufficiente a spiegare i fenomeni di moria di vongole e ostriche: incidono le condizioni ambientali e, soprattutto, lo stato di benessere degli animali. Si dovrebbero quindi riconsiderare il carico produttivo e gli ambienti in cui vengono allevati questi molluschi.

Da quanto emerso in questi studi possiamo concludere che, sia nel caso della moria di vongole veraci a causa del parassita Perkinsus olseni sia in quella delle ostriche concave a causa del virus OsHV, l’azione del patogeno non è sufficiente a spiegare il fenomeno: incidono le condizioni ambientali e, soprattutto, lo stato di benessere dell’animale.

Che fare quindi per preservare le produzioni di molluschi?

Per quanto riguarda gli allevamenti di vongole veraci si dovrebbe riconsiderare il carico produttivo, ovvero la quantità di semina iniziale, in modo da renderlo compatibile con la disponibilità di risorse nutritive offerte dall’ambiente lagunare a questi animali. Lo stesso vale anche per la pressione di pesca e delle varie tecniche di raccolta.

Per quanto riguarda gli allevamenti di ostrica concava in ceste, gli allevamenti posti a mare (long-line) sembrano meno sensibili a OsHV-1 e varianti rispetto a quelli in laguna.

Una strategia intelligente potrebbe essere quindi quella di allevare in laguna, area favorevole per una crescita rapida delle ostriche, quando i valori di temperatura ambientale sono stabili; allevare a mare in presenza di cambi di stagione, quando i valori di temperatura sono meno stabili.

Infine una pratica consigliabile potrebbe essere quella di mettere a dimora gli animali a fine estate, scegliendo esemplari non troppo giovani, per arrivare con animali più robusti primavera, quando iniziano gli sbalzi termici.

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