Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
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Fauna selvatica

Fauna selvatica

Il concetto di fauna selvatica deriva dalla legge, in particolare dalla L. 57/92: “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, che individua nella fauna selvatica tutti i vertebrati omeotermi (quindi mammiferi e uccelli) a esclusione di ratti, topi, arvicole e talpe. Questa definizione raggruppa le specie di interesse venatorio (cacciabili o protette), ma non le altre appartenenti alla fauna propriamente detta (rettili, anfibi, artropodi, …) e che non godono di una legge di gestione/protezione a livello nazionale. La normativa non contempla inoltre le specie alloctone, ovvero introdotte da altri ambienti (es. nutria, scoiattolo grigio), anche se contemplate in piani di controllo a causa della loro diffusione sul territorio e dell’impatto che possono esercitare su altre specie autoctone o su attività umane. Tuttavia, poiché da un punto di vista sanitario questa definizione può risultare restrittiva, per fauna selvatica si intendono più in generale tutte le “popolazioni animali a vita libera”, sempre con particolare riferimento a mammiferi e uccelli.

Il profondo cambiamento occorso in questi ultimi decenni nell’ambiente e nel rapporto animali domestici-animali selvatici-uomo fornisce diversi motivi per cui la medicina veterinaria, e in generale la sanità pubblica, debbano confrontarsi professionalmente e istituzionalmente con le patologie della fauna selvatica. In particolare:

  • la comparsa/ricomparsa di alcune malattie emergenti, spesso a carattere zoonosico, che hanno origine nella fauna selvatica o comunque nell’ambiente silvestre (è il caso di molte malattie da vettori, o di altre come la rabbia, eradicata in Italia nella volpe dopo una recente epidemia nel Triveneto);
  • l’incremento di alcune popolazioni selvatiche di specie ecologicamente plastiche e molto adattabili (come nel caso degli ungulati), che potrebbe consentire nuovi e inattesi cicli epidemiologici di alcuni patogeni, anche di importanza zoonosica e zooeconomica;
  • il declino di alcune specie di alto valore ecologico e conservazionistico (come i galliformi e i lagomorfi alpini), ecologicamente più sensibili, la cui situazione demografica potrebbe risultare aggravata da eventuali patologie;
  • la possibile limitazione indotta da agenti patogeni alla ricolonizzazione di alcuni areali da parte di specie di particolare pregio (come nel caso della rogna sarcoptica nelle colonie di stambecco, o del possibile impatto dei virus del cimurro e della rabbia sui grandi predatori).
  • aspetti legati all’igiene e salubrità delle carni di selvaggina, che possono avere dei risvolti per lo sviluppo economico, oltre che per la sanità pubblica.

Nell’approccio alle malattie in una specie selvatica bisogna considerare non tanto il singolo individuo, ma la popolazione nel suo complesso e nei suoi rapporti con le altre specie e con l’uomo. In quest’ottica, le malattie nella fauna possono essere collocate in una scala di priorità, che in ordine decrescente vede:

  • zoonosi (malattie, come ad esempio la rabbia, che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo causando danni, anche molto gravi, alla salute di quest’ultimo);
  • malattie soggette a piani di controllo o eradicazione negli animali domestici, che potrebbero avere importanti ripercussioni sulla sanità di questi ultimi e forte impatto a livello economico, in quanto in grado di condizionare gli scambi commerciali (come ad esempio le pesti suine);
  • patologie di in grado di minacciare la conservazione e/o la gestione di specie e popolazioni selvatiche e più in generale la biodiversità (come la rogna sarcoptica o il cimurro).

Attività IZSVe

Nell’ambito della fauna selvatica, presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie vengono svolte attività diagnostiche, di sorveglianza e di ricerca. Questo settore, data la sua complessità, viene affrontato in sinergia tra diversi laboratori.

  • attività diagnostica: i laboratori delle sezioni territoriali provvedono alla diagnostica di base tramite esame necroscopico e analisi batteriologiche e parassitologiche, avvalendosi della collaborazione dei laboratori della sede centrale per analisi virologiche e istopatologiche ed eventuali accertamenti specialistici. Le Sezioni territoriali di Trento (SCT5)e di Udine (SCT4) e il Laboratorio di diagnostica della sede centrale (SCT3) eseguono inoltre analisi sierologiche per il monitoraggio di patologie nella fauna;
  • attività di sorveglianza: questa attività è svolta su agenti infettivi prioritari e su dati correlati nelle popolazioni animali selvatiche e nell’interfaccia domestico/selvatico, ed è finalizzata all’elaborazione di strategie di controllo. Questa attività è coordinata dalla sezione territoriale di Belluno (SCT2) e dalla SCS4 – Epidemiologia Veterinaria della sede centrale, e ha lo scopo di sviluppare e mantenere una rete di sorveglianza in collaborazione con tutte le sezioni territoriali e con gli enti di gestione e conservazione faunistica del Triveneto;
  • formazione specifica per gli operatori del settore: per queste attività le sezioni territoriale di Belluno (SCT2), Udine (SCT4), Trento (SCT5) e Bolzano (SCT6) fungono da punto di riferimento, tramite l’organizzazione e la partecipazione a corsi e l’elaborazione di materiale didattico, spesso in collaborazione con enti di gestione e conservazione faunistica e con Aziende sanitarie locali. Queste sezioni si avvalgono della collaborazione di specialisti di altri laboratori IZSVe in relazione a specifici temi di interesse;
  • informazione alla popolazione: come per la formazione specifica, le sezioni territoriale di Belluno (SCT2), Udine (SCT4), Trento (SCT5) e Bolzano (SCT6) partecipano ad eventi e producono materiale divulgativo sulle malattie e sul loro significato nella fauna selvatica, potendo avvalersi anche della collaborazione di altri laboratori IZSVe in relazione a specifici temi di interesse;
  • progetti di ricerca: l’IZSVe è coinvolto e coordina diversi progetti di ricerca sulle malattie nella fauna. I laboratori della sezione territoriale di Belluno (SCT2) e della SCS4 – Epidemiologia Veterinaria coordinano e realizzano progetti tesi a migliorare e ottimizzare le attività di sorveglianza e a garantire l’identificazione precoce e una pronta risposta nei confronti delle malattie prioritarie in popolazioni selvatiche. I laboratori delle sezioni territoriale di Treviso (SCT2) e Padova e Adria (SCT3) e le strutture complesse SCS3, SCS5 ed SCS6 della sede centrale svolgono progetti tesi a migliorare le capacità diagnostiche dei patogeni prioritari nelle popolazioni selvatiche, con metodi innovativi, più efficaci e rapidi. Ai progetti di ricerca partecipano, oltre a laboratori IZSVe, unità operative costituite da altri Enti e Istituti nazionali e internazionali.

L’IZSVe ospita inoltre il Centro di referenza nazionale per la rabbia.

Malattie e patogeni

Clicca sui link per consultare le informazioni di approfondimento sulle principali malattie della fauna selvatica.

  • Blue tongue
  • Brucellosi
  • Campylobacter
  • Carbonchio
  • Cheratocongiuntivite
  • Cimurro
  • Echinococcosi alveolare
  • Ectima contagioso
  • Epatite E
  • Febbre Q

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