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Terapia assistita con gli animali in carcere, si replica

Terapia assistita con gli animali in carcere, si replica

Pubblicato il: 31 luglio 2017 Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2017

Un nuovo progetto di terapia assistita con il cane prenderà il via all’Istituto di Custodia Attenuata (ICAT) della Casa Circondariale di Padova, grazie a un finanziamento della Regione del Veneto.

Intervento di terapia assistita con animali

La terapia assistita con il cane è stata introdotta nel carcere di Padova per la prima volta nell’ottobre del 2015. La metodologia adottata nel progetto pilota è stata particolarmente apprezzata a livello internazionale.

La terapia assistita con il cane è stata introdotta nel carcere di Padova per la prima volta nell’ottobre del 2015, grazie alla collaborazione tra diverse istituzioni pubbliche:

Questa prima esperienza positiva, supportata anche da importanti risultati scientifici, ha permesso di consolidare la sinergia tra questi enti, su cui la Regione del Veneto ha nuovamente scommesso, riconfermando l’intervento nella stessa struttura.


Risultati del progetto pilota

La metodologia adottata nello studio pilota realizzato tra il 2015 e il 2016 è stata particolarmente apprezzata a livello internazionale. É stata presentata ad un convegno specifico organizzato dalla Fondation Adrienne et Pierre Sommer a Lione nel novembre del 2015; in seguito i risultati preliminari sono stati presentati al 14° Convegno Internazionale IAHAIO a Parigi lo scorso luglio 2016. Infine quest’anno i risultati scientifici sono stati pubblicati sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health.

Lo studio pilota ha messo in luce le potenzialità della terapia assistita con il cane come co-terapia ad integrazione del percorso riabilitativo standard che intraprendono i soggetti con anamnesi di tossicodipendenza detenuti presso l’ICAT.

Alleanza terapeutica

Il nuovo progetto, la cui realizzazione è prevista per l’autunno 2017, si focalizza sulla terapia assistita con il cane come strumento per la promozione dell’alleanza terapeutica in detenuti definiti “non responders” rispetto ai trattamenti convenzionali proposti per la riabilitazione/rieducazione.

Il programma intramurario si articola in una serie di attività ordinarie, che includono attività terapeutiche, psicodiagnostiche, psicopedagogiche, scolastiche o più in generale culturali, di formazione professionale, lavorative e sportivo-ricreative.

Il disegno sperimentale ha messo a confronto un gruppo di controllo composto da detenuti che hanno affrontato solo il programma intramurario versus soggetti coinvolti nel percorso standard integrato con le sedute di terapia assistita con il cane.

Ciò ha permesso di dimostrare come questi interventi comportino un miglioramento delle capacità sociali dei detenuti, riducendo i sintomi quali ansia e depressione in modo statisticamente significativo rispetto al gruppo di controllo.


Favorire l’alleanza terapeutica

Il nuovo progetto, la cui realizzazione è prevista per l’autunno 2017, si focalizzerà sulle potenzialità della terapia assistita con il cane come strumento per la promozione dell’alleanza terapeutica in detenuti definiti non responders rispetto ai trattamenti convenzionali proposti per la riabilitazione/rieducazione.

La costruzione dell’alleanza terapeutica è il primo passo necessario affinché le tecniche psicoterapeutiche adottate possano rivelarsi efficaci. Spesso le riflessioni su di essa impongono il cambiamento della strategia globale dell’intervento. Si tratta quindi di una variabile dinamica e fortemente influenzata dalle caratteristiche del paziente e del terapeuta.

Le sedute con il cane possono pertanto fungere da strumenti per favorire l’alleanza in soggetti in cui questo primo passo può risultare particolarmente difficoltoso, riducendo anche i tempi necessari al suo instaurarsi.

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