Storia

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) viene inaugurato a Padova il 15 giugno 1929, su iniziativa delle province del Triveneto che vollero istituire un centro a indirizzo scientifico-sperimentale di supporto alla zootecnia del territorio.

Grazie alla capacità di adeguare i propri servizi e le proprie competenze all’evoluzione tecnologica e scientifica, al mutare delle esigenze produttive del territorio e all’emergere di nuovi bisogni sociali, l’IZSVe è oggi un’organizzazione fondamentale per il miglioramento della salute pubblica e per il progresso socio-culturale ed economico della collettività, che svolge attività di controllo e ricerca nell’ambito della sicurezza alimentare e del benessere animale.

La storia dell’IZSVe è raccontata in dettaglio nel volume Racconti a memoria, pubblicato nel 2019 in occasione del 90° anniversario della sua fondazione.

Racconti a memoria – IZSVe 1929-2019 »  Scarica PDF >

1929

Per iniziativa delle Province di Belluno, Bolzano, Fiume, Padova, Pola, Rovigo, Trento, Treviso, Vicenza e Zara, nasce a Padova la “Stazione Sperimentale delle Tre Venezie”, ente di diritto privato che aveva l’obiettivo di sostenere la produzione zootecnica del territorio. La sede centrale si trova nel centro della città, in Via Orus. In seguito aderiranno le Province di Verona (1929), Trieste e Venezia (1931), Udine (1932), Gorizia (1937) e Ferrara (1950), e il nome diventerà “Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie”.

1929-1949

Gli ambiti di attività dell’Istituto consistono nella diagnostica delle malattie che colpiscono il bestiame, nella produzione di sieri e vaccini e nella ricerca sperimentale applicata. Iniziano a svilupparsi inoltre attività di batteriologia degli alimenti, che negli anni diventeranno centrali nell’ambito della sicurezza alimentare.

  • 1935 – Con l’aggregazione morale all’Università di Padova vengono riconosciuti i rapporti di collaborazione tra l’Istituto e l’ateneo in ambito scientifico e culturale per lo sviluppo della veterinaria in Italia.
  • 1941 – Comincia la produzione del vaccino contro le epidemie di afta nelle popolazioni bovine, che proseguirà fino al 1991, data in cui sarà sospesa in seguito all’emanazione di normative comunitarie per il controllo della malattia.

1950-1969

Nascono le sezioni diagnostiche periferiche: Udine (1950), Verona (1950), Belluno (1955), San Donà di Piave (1955), Vicenza (1956), Adria (1956), Treviso (1956), Bolzano (1957), Trento (1960), Pordenone (1967). La tipica sezione di quegli anni era composta da un laboratorio di batteriologia, da una laboratorio di sierologia, da una sala necroscopica e da uno stabulario per prove in vivo.

L’Istituto è coinvolto nelle attività diagnostiche previste dai piani nazionali per il contrasto e l’eradicazione di malattie infettive in bovini, ovicaprini e suini (tubercolosi bovina, brucellosi bovina e ovicaprina, peste suina africana). Iniziano a svilupparsi le aree specialistiche di patologia aviare, virologia e sierologia, e la consulenza dell’Istituto contribuisce allo sviluppo del settore avicolo in provincia di Verona. Si sviluppano inoltre competenze in ambiti come conigli, fauna selvatica, apicoltura e trattamenti illeciti nei bovini da carne.

  • 1950 – Viene costituito il Centro Tori, struttura dedicata alla fecondazione artificiale per bovine, come mezzo di risanamento e profilassi della sterilità infettiva.
  • 1954 – Gli Istituti zooprofilattici si associano e fondando la rivista “La Veterinaria Italiana”.
  • 1965 – Attraverso l’analisi sierologica l’Istituto dimostra per primo la presenza in Italia del virus del BVD. In precedenza la malattia era stata diagnosticata solo sulla base di sintomi clinici e lesioni anatomo-patologiche.

1970

La Legge 503/1970 trasforma gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali in enti pubblici del Sistema Sanitario Nazionale, ognuno competente in uno specifico ambito territoriale. Il mandato istituzionale prevede lo svolgimento di ricerca sperimentale sulle malattie infettive degli animali, l’erogazione di servizi diagnostici per le malattie animali, l’esecuzione di analisi per il controllo ufficiale di alimenti e mangimi. Agli Istituti sono attribuiti inoltre compiti di formazione e divulgazione per il miglioramento igienico delle produzioni animali e la prevenzione delle zoonosi.

1970-1989

Il nuovo ruolo giuridico e l’aumento delle conoscenze scientifiche portano allo sviluppo di attività nell’ambito della sicurezza alimentare, con il potenziamento in particolare dei laboratori di chimica per il controllo di alimenti e mangimi.  Inoltre, grazie al consolidamento dei laboratori di batteriologia e di virologia, l’attività di ricerca scientifica comincia ad affermarsi in modo significativo.

Lo sviluppo agroindustriale del territorio e l’affermazione dell’industria farmaceutica riducono sensibilmente le attività produttive, diagnostiche e di consulenza a favore di privati, soprattutto nelle filiere di avicoli e suini. L’attività dell’Istituto si concentra soprattutto nel settore bovino, con interesse particolare verso patologie allora poco indagate come malattie dismetaboliche, mastiti e ipofertilità. Continua inoltre la produzione di vaccini e presidi sanitari, sia nel settore bovino che per la mixomatosi nei conigli.

  • 1974 – Viene fondato nella sezione di Udine un centro specialistico di ittiopatologia, per far fronte alle richieste di supporto provenienti dal settore della troticoltura.
  • 1975 – In accordo con l’evoluzione del quadro normativo del Sistema Sanitario Nazionale, la legge 745/1975 trasferisce alle Regioni il controllo degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
  • 1977 – La rabbia silvestre penetra per la prima volta in Italia dall’Alto Adige, legata alla diffusione della volpe rossa. Nei decenni successivi si susseguiranno diverse penetrazioni ed epidemie, che verranno fronteggiate anche con la vaccinazione orale delle volpi, promossa scientificamente e condotta operativamente dall’attività degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
  • 1985 – L’Istituto ottiene un finanziamento dall’Unione Europea per la costruzione dell’attuale sede centrale di Legnaro, appena fuori Padova.

1990-1999

L’Istituto aumenta la sua autorevolezza nazionale e internazionale per la qualità della sua ricerca scientifica, che inizia a essere sostenuta dal Ministero della Salute con appositi finanziamenti, sanciti dalle nuove normative che riformano il Sistema Sanitario Nazionale. Vengono inoltre potenziati i sistemi informativi e le competenze informatiche, necessari per raccogliere e trasmettere alle Regioni e al Ministero della Salute le informazioni per la governance del sistema sanitario e la gestione delle emergenze epidemiche. Si iniziano in particolare ad utilizzare metodi e tecnologie provenienti dall’ambito dei sistemi informativi geografici (GIS) nella gestione delle epidemie.

  • 1990 – La Regione del Veneto istituisce presso l’Istituto il Centro Epidemiologico Regionale del Veneto (CREV).
  • 1993 – Il Decreto Legislativo 270/1993 ridefinisce assetti aziendali, compiti e funzioni degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. Il decreto recepisce la riforma del Sistema sanitario nazionale sancita dal Decreto Legislativo 502/92, che prevede l’aziendalizzazione delle strutture sanitarie pubbliche, il decentramento delle competenze a favore delle Regioni e il finanziamento della ricerca sanitaria da parte del Ministero della Salute.
  • 1994 – Vengono assegnati all’Istituto i primi finanziamenti ministeriali alla Ricerca Corrente.
  • 1995 – Viene completato il trasferimento dell’Istituto presso la nuova sede centrale di Legnaro (Padova).
  • 1997 – L’Istituto ottiene l’accreditamento dal SINAL (Sistema Nazionale Accreditamento Laboratori, ora ACCREDIA), che attesta l’adozione del Sistema Qualità all’interno dei suoi laboratori.

2000-2019

Il susseguirsi di varie emergenze epidemiche – come ad esempio influenza aviaria, rabbia, bluetongue, West Nile Disease, Escherichia coli verocitotossici, Epatite A – fornisce un forte impulso alla riorganizzazione dell’Istituto e al costante aggiornamento delle sue competenze scientifiche e tecnologiche. L’eccellenza raggiunta nella gestione di queste emergenze e nella ricerca scientifica rilancia l’Istituto sullo scenario nazionale e internazionale, portandolo a essere riconosciuto dalle organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali come centro di referenza per diversi ambiti della salute animale, della sicurezza alimentare e della prevenzione delle zoonosi.

L’evoluzione della legislazione europea sulla sicurezza alimentare (Libro Bianco, sistema HACCP) porta inoltre l’Istituto a sviluppare ulteriormente le attività in quest’ambito; in particolare si intraprende l’attività analitica svolta a favore delle aziende alimentari in regime di autocontrollo. In questi anni l’Istituto espande infine le sue attività in nuovi settori, come quelli degli animali da compagnia e degli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), potenziando inoltre sensibilmente le competenze e i servizi offerti negli ambiti della formazione, della comunicazione scientifica e della digitalizzazione informatica.

In questo periodo l’Istituto avvia infine la costruzione di nuove sedi per diversi laboratori e uffici amministrativi, sia presso la sede centrale (nuovo centro direzionale, 2015; nuovo asse centrale, 2019) che presso la sezioni territoriali (Treviso, 2011; Verona e Trento, 2021).

  • 2005 – L’Istituto avvia l’Unità operativa Vettori, dedicata all’entomologia e alla sorveglianza delle malattie trasmesse da vettori. Tutte le sezioni territoriali vengono dotate di un laboratorio di biologia molecolare.
  • 2008 – La rabbia ricompare sul territorio, ai confini con Croazia e Slovenia. La distribuzione dei vaccini per le volpi sul territorio viene effettuata tramite voli di elicotteri, applicando le competenze sviluppate in ambito GIS. Grazie alle azioni intraprese l’Italia riotterrà lo status di Paese indenne nel 2013.
  • 2009 – Viene attivato il sistema informatico Iziweb, che permette agli utenti di consultare i rapporti di prova on-line.
  • 2011 – Nasce la Banca del sangue canino IZSVe.
  • 2012 – Viene completata la messa a punto delle procedure per applicare la biologia molecolare al settore degli alimenti (Piattaforma biomolecolare Biofood).
  • 2016 – Iniziano ad essere adottate a livello diagnostico di ricerca scientifica le tecnologie di sequenziamento del DNA di nuova generazione (Next Generation Sequencing).
  • 2019 – L’IZSVe viene riconosciuto come Laboratorio di riferimento europeo (EURL) per l’influenza aviaria e la malattia di Newcastle.

2020

Grazie alla specializzazione maturata nel campo delle tecnologie di Next Generation Sequencing, l’Istituto supporta le autorità sanitarie nazionali e locali nella gestione dell’emergenza dovuta alla pandemia di COVID-19.