Nel mese di agosto 2026 è stata rilevata per la prima volta in un allevamento di lepri della provincia di Padova la presenza della variante ha-Myxovirus del virus della mixomatosi del coniglio, malattia virale altamente debilitante e diffusiva in grado di causare malattia nella lepre. Si tratta della prima segnalazione in Italia di questo specifico ceppo.

I campioni di lepre sono stati conferiti presso il Centro di referenza nazionale per le malattie virali dei lagomorfi/Laboratorio di referenza WOAH per Mixomatosi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (IZSLER), che ha effettuato la caratterizzazione genetica del virus.

Segnalazioni provenienti dal territorio hanno consentito alla Sezione di Treviso dell’IZSVe di confermare la positività per mixomatosi anche in lepri selvatiche degli Ambiti Territoriali di Caccia di Padova e di Venezia, mentre segnalazioni di mortalità di lepri selvatiche, ancora da verificare in laboratorio, provengono dalla provincia di Rovigo.

Al momento è chiaro quindi che il virus è presente nel nostro territorio; per delineare con maggiore precisione la sua distribuzione territoriale sono necessarie specifiche attività di sorveglianza.

Si rendono disponibili di seguito delle informazioni di approfondimento circa l’eziologia e le caratteristiche della malattia, la diffusione del ceppo ha-Myxovirus e le possibili strategie di intervento.


Che cos’è la mixomatosi

La Mixomatosi è una malattia virale altamente contagiosa e diffusiva del coniglio domestico e selvatico, endemica da quasi 75 anni in Europa.  Il coniglio europeo (Oryctolagus cuniculus) è la specie maggiormente colpita, mentre le specie americane (Sylvilagus spp. o “minilepre”) sono più resistenti (serbatoio). La lepre, colpita occasionalmente si può infettare con i ceppi classici ma raramente si ammala.

L’agente eziologico è un Poxvirus (Leporipoxvirus), di cui esiste un solo sierotipo ma ceppi diversi con patogenicità differente. Il virus esercita la propria patogenicità attraverso l’espressione di numerosi geni immuno-modulatori (o “guastatori”), ovvero in grado di indurre la sintesi di proteine che intralciano, rallentano o aboliscono il divenire dei processi immunologici sia nativi che adattativi.

Ne consegue uno stato di immunosoppressione con la frequente comparsa di forme secondarie, soprattutto batteriche, spesso causa ultima della morte degli animali.

La mixomatosi nella lepre come spillover

La mixomatosi è stata segnalata nella lepre bruna (Lepus europaeus) in forma sporadica negli anni ‘50 in Francia e Irlanda, e poi nel 2014 e 2018 nel Regno Unito.

Nel 2018 in Sicilia è stato riportato un caso di mortalità nella lepre italica (Lepus corsicanus) causato da una coinfezione tra un ceppo classico di mixomavirus e Treponema paraluisleporidarum ecovar Lepus. Si ipotizza che da questa infezione mista ne sia derivata un’azione sinergica per lo sviluppo della malattia facilitato dalla compromissione del sistema immunitario (Rossini et al., 2024).

Più recentemente, si è osservato un ampliamento della gamma di ospiti della famiglia Leporidae. Nel 2018, in Spagna è stato segnalato un nuovo mutato ceppo del virus della Myxomatosi adattato alla lepre Iberica (L. granatensis) (García-Bocanegra et al, 2019).

Questo nuovo ceppo è il risultato di un fenomeno di ricombinazione, e si caratterizza per l’inserimento di 2800nt nel gene M009L come evento ricombinante tra MYXV e un poxvirus non ancora identificato (origine comune a capripoxvirus, cervidpoxvirus, suipoxvirus, yatapoxvirus – Águeda-Pinto et al., 2019).

La diffusione del ceppo ha-Myxovirus

Dalla prima identificazione di questo nuovo virus, chiamato Toledo-MYXV o ha-Myxovirus, sono stati descritti focolai in Portogallo nelle lepre iberica (Carvalho et al., 2020) e poi ancora in Spagna in conigli selvatici e d’allevamento (Abade dos Santos et al., 2020)

Successivamente si è visto che anche la lepre bruna si poteva infettare, dapprima nella penisola iberica (Cardoso et al., 2025) e quindi in diversi Paesi dell’Europa continentale con una progressione Nord-Sud, in Olanda e Germania (Fischer et al., 2025), in Repubblica Ceca e Slovacchia (Sedlak et al., 2026), in Austria (Auer A., 7th International Conference of the European College of Veterinary Microbiology, 2025), ed infine in Ungheria (Gál et al., 2025; Bende et al., 2026).

Inoltre se ne sospetta la presenza, ancora non confermata in Slovenia e Serbia.

Le caratteristiche della malattia

Con riferimento al caso di infezione da ha-Myxovirus osservato in allevamento, si può constatare che:

  • l’andamento epidemiologico della myxomatosi della lepre è caratterizzato da:
    • andamento stagionale (presenza di vettori, condizioni di temperatura e umidità favorevoli);
    • trasmissione sia per contatto diretto sia mediata da vettori (zanzare, pulci, mosche ecc.);
    • mortalità variabile, probabilmente correlata alla densità degli animali e a fattori predisponenti. In particolare, essendo il myxomavirus un agente immunosoppressivo, è lecito attendersi possibili coinfezioni (Treponema, Pasteurella, pseudotubercolosi, ecc.);
    • possibile guarigione spontanea, soprattutto laddove vengano attuate terapie di supporto per prevenire forme secondarie;
    • immunità di popolazione assente, sono richiesti almeno un 3-5 anni prima di avere una protezione massiva.
  • le lesioni anatomopatologiche sono quelle caratteristiche dell’infezione da mixomatosi indotta da ceppi classici nel coniglio:
    • lesioni nodulari con edema e dermatite sulla testa, intorno agli occhi (gonfiore e congiuntivite) e al naso, sulle gambe e nella regione anogenitale;
    • congiuntivite accompagnata da gravi lacrimazioni e da gonfiore/edema intorno agli occhi, che possono portare alla cecità nelle fasi finali;
    • possibile una variazione individuale, da lieve a moderata, della gravità delle lesioni;
    • organi interni: congestione polmonare, lieve emorragia polmonare ed edema alveolare.

Strategie di intervento

Nel breve termine, da un punto di vista delle strategie di intervento, risulta necessario capire la reale diffusione della malattia, oltre a mettere in atto misure di mitigazione e controllo che ne riducano, laddove possibile, la trasmissione sul territorio.

Va ricordato che la mixomatosi è una malattia sottoposta a notifica obbligatoria in base al DECRETO 26 gennaio 2026 «Individuazione delle malattie animali diverse dalle malattie elencate dal regolamento 2016/429 in attuazione dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 136/2022». La Mixomatosi, unitamente alla Malattia Virale Emorragica (MEV/RHD), è quindi stata inserita come malattia di categoria E per la quale è prevista la sorveglianza, in base alla normativa comunitaria (Regolamento UE 429/2016 e Regolamento UE 1882/2018).

Ne deriva quindi l’obbligo di sottoporre questa malattia a programmi e monitoraggio, ovvero a una sorveglianza che dovrebbe essere non solo passiva, facilitando il conferimento e l’analisi virologica e sierologica (da coagulo cardiaco o organ juice) di carcasse trovate morte sul territorio ma, laddove sia possibile, anche attraverso un campionamento attivo come potrebbe essere la raccolta ed analisi delle corate (stesse matrici indicate prima) degli animali provenienti da prelievo venatorio. Un’attenzione particolare dovrebbe essere riservata a soggetti deboli, defedati con difficoltà motorie e mancanza di riflesso di fuga.

La sospensione del prelievo venatorio potrebbe essere presa in considerazione in situazioni caratterizzate da elevata mortalità in zone definite e circoscritte. Molto più importante risulta invece sospendere la movimentazione di capi potenzialmente infetti (traslocazione), soprattutto da Paesi già infetti (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia ecc.) o da allevamenti e zone di rispetto non sottoposti a sorveglianza sanitaria.

La vaccinazione non è praticabile nei selvatici, in quanto l’immunità di tipo cellulare è di durata limitata (4-5 mesi), mentre può essere proposta – soprattutto in questo momento “emergenziale” – come intervento preventivo in allevamenti di lepri posti in aree a rischio, da ripetersi ogni 4 mesi, utilizzando ceppi Myxo attenuati che inducono protezione crociata. Tuttavia, non essendoci dati scientifici sull’utilizzo dei vaccini attualmente disponibili per il coniglio nella specie lepre, è comunque auspicabile effettuare ulteriori approfondimenti per verificarne la reale efficacia.

Nel contempo, poiché il virus è in grado di infettare anche conigli selvatici e domestici allevati, è indispensabile negli allevamenti commerciali, soprattutto nelle zone a rischio di accertata presenza della malattia nel selvatico, rafforzare le misure di biosicurezza per evitare possibili introduzioni (spesso legate a insetti vettori), mantenere in essere la profilassi indiretta, e sottoporre tempestivamente a diagnosi di laboratorio e caratterizzazione molecolare ogni situazione potenzialmente sospetta.


Foto del Myxoma virus da David Gregory & Debbie Marshall / Wikimedia Commons