Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
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Identificazione di specie ittiche

Identificazione di specie ittiche

Negli ultimi anni la richiesta di prodotti della pesca è notevolmente aumentata. In seguito alla globalizzazione dei mercati e alla conseguente importazione da ogni parte del mondo di prodotti ittici, deve essere posta particolare attenzione al rischio sanitario connesso al consumo di questi prodotti. Inoltre, sempre più frequentemente i prodotti ittici vengono commercializzati già preparati e pronti per il consumo (convenience food), non rendendo sempre possibile riconoscere la specie in base alle sole caratteristiche morfologiche. Di qui la necessità di specifiche tecniche di laboratorio che siano di supporto all’ispettore sanitario e diventino garanzia per il consumatore.

Riconoscere e identificare le specie ittiche tutela il consumatore sul lato economico-commerciale, ostacolando le frodi alimentari (sostituzione di una specie ittica con una di minor pregio), ma soprattutto da possibili rischi per la propria salute: per esempio, basti ricordare quanto accaduto in Italia alla fine degli anni settanta, quando alcune persone morirono avvelenate da tetrodotossina per aver mangiato tranci di pesce palla al posto di falsamente dichiarate code di rospo. D’altra parte le normative in materia di rintracciabilità dei prodotti ittici (reg. CE 104/2000, reg. CE 2065/2001, reg. UE 178/2002) nonché i principi ispiratori dei regolamenti UE n. 852, 853 e 854/2004 applicati dal gennaio 2006 sono la dimostrazione di come oggi più che mai il consumatore ha il diritto di conoscere quello che giunge sul suo piatto ed essere tutelato.

Perché è così importante saper riconoscere le specie ittiche?

Attività IZSVe

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha attivato presso il Centro specialistico di ittiopatologia uno specifico reparto per la determinazione delle specie ittiche, impiegando metodi sia isoelettroforetici che biomolecolari.

Grazie al lavoro di personale altamente specializzato, composto da biologi e biotecnologi, è in grado di far fronte a richieste di identificazione di specie ittiche di provenienza regionale e nazionale. L’attività svolta dal Centro è in particolar modo di supporto a veterinari, vigili sanitari, carabinieri del NAS, ufficiali delle capitanerie di porto, guardie di finanza, chiamati a tutelare il consumatore riguardo la salubrità dei prodotti, ma che sempre più spesso si trovano in difficoltà nel riconoscimento della specie.

In queste pagine è possibile consultare Ittiobase il database delle specie ittiche identificate dall’IZSVe che raccoglie le sequenze genetiche e i tracciati isoelettroforetici di specie comunemente commercializzate in Italia

IttiobaseMetodiche di identificazioneNormative / Catalogo specie itticheContatti

Ittiobase

IttiobaseIttiobase | Identificazione specie ittiche | IZSVe è un database in continuo ampliamento che raccoglie varie informazioni riguardanti le specie ittiche di interesse commerciale. Il database risponde alla necessità di avere a disposizione sequenze certe di riferimento per tutti i laboratori che effettuano analisi di identificazione di specie ittiche. Per sequenze certe si intende sequenze derivanti da campioni di pesci interi freschi o congelati, identificati morfologicamente mediante chiavi dicotomiche FAO da personale altamente specializzato. Inoltre, i campioni sono georeferenziati almeno a livello di macroaree FAO.

Per ogni specie presente in Ittiobase sono state analizzate e inserite dieci sequenze derivanti da 10 esemplari diversi, partendo da pesci interi con luogo di pesca georeferenziati e identificati morfologicamente secondo i criteri proposti dai manuali FAO. Per ciascun individuo è possibile trovare la sequenza ottenuta mediante l’amplificazione del gene maggiormente utilizzato a livello internazionale per il barcoding di specie (COI).

Sono state create delle schede tecniche facilmente consultabili e di semplice comprensione in cui sono presenti informazioni di carattere generale come la nomenclatura, le zone di distribuzione, le caratteristiche commerciali e i problemi collegati alla sicurezza alimentare e alle frodi. All’interno del database sono inoltre presenti i tracciati IEF di varie specie di interesse commerciale.

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Si ringrazia il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per il contributo concesso a supporto dell’implementazione del database (decreto del 20 dicembre 2012, prot. 33018).

Contribuisci anche tu all’aggiornamento di Ittiobase

Anche laboratori esterni possono contribuire all’implementazione del database. Bastano 3passaggi:

  1. Telefonare o contattare mediante e-mail i seguenti contatti
    Federica Tosi, e-mail: ftosi@izsvenezie.it
    Centro specialistico di ittiopatologia
    via L. da Vinci, 39 45011 Adria (RO) tel.: +39 0426 21841 | fax: +39 0426 901411
    Vi verranno fornite tutte le informazioni necessarie per poter considerare valide le sequenze e i campioni in oggetto.
  1. Compilazione del format e invio dei prodotti
    Compilare il format Scheda campionamento specie ittiche – PDF e inviarlo via e-mail al personale di riferimento del Centro specialistico di ittiopatologia. In contemporanea, verrà organizzato con il Centro il trasporto del campione biologico.
  1. Inserimento nel database dei campioni ricevuti
    I campioni inviati saranno presi in consegna dal Centro e, se ritenuti idonei, verranno sottoposti ad analisi. Se gli esiti delle analisi risulteranno concordi con quanto dichiarato nel format, le sequenze verranno inserite in Ittiobase.

Dall’avvenuta consegna dei campioni al Centro devono trascorrere mediamente 15 giorni lavorativi per avere il risultato dell’idoneità dei campioni inviati. Ricevuta l’idoneità, i dati verranno inseriti nel database e il nominativo dell’ente/laboratorio inviante verrà inserito tra i “collaboratori esterni” nella sezione “Contatti” dell’applicazione.

Metodiche di identificazione

Identificazione morfologica
Isoelettrofocalizzazione
Prova di sequenziamento

Normative

Nel settore ittico il punto di partenza per la filiera diventa la conoscenza dell’origine del prodotto pescato o allevato che sia. A tal proposito il decreto del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (MiPAAF) del 27 marzo 2002, che recepisce il regolamento CE n. 104 del Consiglio del 17 dicembre 1999 (la cui applicazione è stata stabilita dal regolamento CE n. 2065 della commissione del 22 ottobre 2001), prevede che, in fase di vendita al dettaglio, il prodotto fresco, surgelato, salato ed essiccato, riporti le seguenti informazioni obbligatorie (art.1):

  • la denominazione commerciale della specie
  • il metodo di produzione: pescato, pescato in acque dolci o allevato (come da rettifica al regolamento 2065/2001, pubblicata sulla G.U. CE del 12 gennaio 2002);
  • la zona di cattura, secondo le zone FAO.

Per tutte le altre fasi di commercializzazione (art. 2), oltre ai suddetti punti, deve essere aggiunta la denominazione scientifica della specie interessata (secondo la nomenclatura binomia). Quindi, ad esempio, per una pescheria, che vende il prodotto al dettaglio un branzino dovrà essere così identificato:

  • specie: branzino;
  • metodo di cattura: pescato;
  • origine: mare Mediterraneo (oppure zona FAO n.37).

Invece per un commerciante all’ingrosso l’identificazione dovrà contenere anche la corretta denominazione latina:

  • Specie: branzino (Dicentrarchus labrax)
  • Metodo di cattura: pescato
  • Origine: mare Mediterraneo (oppure zona FAO n.37)

Il ministero della Marina mercantile, il 15 luglio 1983 ha emanato la prima lista di prodotti ittici con denominazione commerciale obbligatoria, cui sono seguite negli anni altre liste aggiornate, fino all’ultimo decreto, emanato dal MiPAAF il 5 marzo 2010 (G.U. n. 124 del 29 maggio 2010), per un totale di 788 specie. Questo significa che se una specie è prevista nell’elenco deve essere denominata solo ed esclusivamente con quel nome commerciale. Una specie che non figura nell’elenco può essere commercializzata con una denominazione commerciale provvisoria stabilita dall’autorità competente dello Stato membro della UE. Entro i cinque mesi successivi all’attribuzione della denominazione commerciale provvisoria della specie in questione, lo stato membro provvede a stabilire la denominazione commerciale definitiva, che è ripresa nell’elenco delle denominazioni autorizzate (reg. CE 2065/2001, art. 2, comma 1). Un esempio: il Morone saxatilis, specie di acqua dolce di origine nord mericana, era chiamato “branzino striato”, ma da quando è stata inserita nell’elenco ufficiale, è d’obbligo la denominazione “persico-spigola”.

Per approfondire

  • Decreto MiPAAF 12 agosto 2011. Attribuzione della denominazione in lingua italiana di alcune specie ittiche (GU n. 208 del 7.9.2011) | PDF

Riferimenti normativi

  • Regolamento CE n. 104/2000 del 17/12/2000, relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, GUCE serie L 17 del 21/1/2000
  • Regolamento CE n. 2065 della Commissione del 22 /10/ 2001, che stabilisce le modalità d’applicazione del regolamento (CE) n. 104/2000 GUCE serie L 278 del 23/10/2001
  • Regolamento CE n. 178 del Parlamento e del Consiglio del 28/01/2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare, GUCE serie L 031 del 1/2/2002
  • Decreto MIPAAF del 27/03/2002 in applicazione dei Regolamenti (CE) n. 104/2000 e n. 2065/2001 (recepisce per l’Italia quanto previsto relativamente all’etichettatura e ai sistemi di controllo per i prodotti ittici), GU n. 84 del 10/04/2002
  • Decreto MIPAAF del 25 luglio 2005, Modifiche e integrazioni all’elenco delle denominazioni commerciali dei prodotti ittici, allegato al decreto ministeriale 14 gennaio 2005. G U n. 181 del 5/08/2005
  • Decreto MIPAAF del 31/01/2008, denominazione in lingua italiana delle specie ittiche indicate nell’elenco allegato che costituisce parte integrante del presente decreto e che sostituisce l’elenco allegato al decreto ministeriale del 25/07/2005, GU n. 45 del 22 /02/2008
  • Decreto MIPAAF del 5/03/2010, integrazione elenco decreto ministeriale del 31/01/2008, GU n. 124 del 29/05/2010
  • Decreto MiPAAF del 12/08/2011, Attribuzione della denominazione in lingua italiana di alcune specie ittiche, G.U. n. 208 del 07/09/2011.

Catalogo delle specie ittiche

  • Denominazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura presenti sul mercato del Veneto
    Elenco dei prodotti della pesca presenti sul mercato Veneto non inseriti nel decreto ministeriale MiPAAF del 31 gennaio 2008 e successive integrazioni (in rosso le ultime denominazioni provvisiorie inserite) | Sarica PDF
  • Denominazione in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale
    Decreto del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali del 31 gennaio 2008 (G.U. n. 45 del 22 febbraio 2008) e successive integrazioni fino al decreto 19 novembre 2012 (G.U. n. 27 del 1 febbraio 2013) | Sarica PDF
  • Denominazione in lingua latina delle specie ittiche di interesse commerciale
    Decreto del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali del 31 gennaio 2008 (G.U. n. 45 del 22 febbraio 2008) e successive integrazioni fino al decreto 19 novembre 2012 (G.U. n. 27 del 1 febbraio 2013) | Sarica PDF

Altre informazioni sono disponibili sul sito web della Regione del Veneto, alla voce Denominazione corretta dei prodotti della pesca.

Contatti

Gruppo di lavoro

Collaboratori esterni

  • Paolo Antonetti – ASL 12 Veneziana
  • Cristian Magnabosco – ricercatore biotecnologo
  • Michele Civettini – ricercatore biotecnologo
  • Nik Silvester – informatico programmatore
  • Vincenzo Brandolini – Università di Ferrara
  • Annalisa Maietti – Università di Ferrara
  • Paola Tedeschi – Università di Ferrara

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