Un team di ricercatori del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha completato la prima caratterizzazione molecolare e metagenomica del microbioma dell’ape mellifera (Apis mellifera) italiana. Lo studio è stato condotto in collaborazione con gli altri Istituti Zooprofilattici italiani, nell’ambito della Ricerca Corrente IZSVE 09/20 finanziata dal Ministero della Salute, e pubblicato sulla rivista scientifica Applied Sciences.

Grazie all’ integrazione tra un approccio diagnostico molecolare mirato e un’indagine metagenomica ad alta risoluzione, è stato possibile non solo rilevare specifici patogeni, ma anche esplorare in modo più esaustivo la complessità microbica associata alle colonie di api mellifere presenti sul territorio nazionale. In particolare, l’analisi dei campioni provenienti da 20 apiari distribuiti in diverse regioni italiane, ha avuto l’obiettivo di descrivere i microrganismi commensali, simbionti e potenziali patogeni noti e/o emergenti.

L’approccio integrato rivela un batterioma pressoché uniforme e alcune sequenze virali nuove

Sequenziamento DNA

Un team di ricercatori dell’IZSVe ha completato la prima caratterizzazione molecolare e metagenomica del microbioma dell’ape mellifera italiana. Le metodiche molecolari hanno permesso di rilevare diversi microrganismi noti, di interesse veterinario, tra cui il fungo Vairimorpha ceranae, alcuni tripanosomatidi e numerosi virus già associati a malattie delle api. L’analisi metagenomica del gene 16S rRNA ha evidenziato una comunità batterica pressoché uniforme tra le api, costituita principalmente dai generi Lactobacillus, Gilliamella e Snodgrassella. Il sequenziamento dell’RNA (RNA-seq), invece, ha consentito di identificare virus noti e altri mai documentati prima in Italia, tra cui Apis rhabdovirus (ARV‑1 e ARV‑2), Bee Macula‑like virus e Lake Sinai virus.

Le metodiche molecolari hanno permesso di rilevare diversi microrganismi noti, di interesse veterinario, tra cui il fungo Vairimorpha ceranae, alcuni tripanosomatidi e numerosi virus già associati a malattie delle api, confermandone la presenza simultanea nelle colonie esaminate, con potenziali implicazioni per il loro stato di salute.

Parallelamente, il sequenziamento NGS (NextGeneration Sequencing) ha permesso di delineare in modo più esaustivo la composizione del microbioma dell’ape italiana, descrivendo, in particolare, il profilo genetico batterico (batterioma) e virale (viroma) delle colonie.

L’analisi metagenomica del gene 16S rRNA ha evidenziato una comunità batterica pressoché uniforme tra le api presenti negli apiari campionati, costituita principalmente dai generi Lactobacillus, Gilliamella e Snodgrassella, che svolgono ruoli chiave nei processi metabolici, nello sviluppo e nella risposta immunitaria dell’ape.

Il sequenziamento dell’RNA (RNA-seq), invece, ha consentito di identificare virus noti e altri mai documentati prima in Italia, tra cui Apis rhabdovirus (ARV‑1 e ARV‑2), Bee Macula‑like virus e Lake Sinai virus.

Conoscere l’ecosistema microbico per difendere la salute delle api

Questo studio, oltre a fornire informazioni significative per ampliare la conoscenza dell’ecosistema microbico dell’alveare, rappresenta una base utile per future attività di sorveglianza epidemiologica, per il potenziamento e l’aggiornamento delle tecniche diagnostiche e per lo sviluppo di strategie di monitoraggio più sensibili e mirate.

In un contesto in cui la salute delle api e il loro ruolo nell’ecosistema si collocano al centro della tutela della biodiversità e della produttività agricola, tali ricerche contribuiscono a rafforzare le conoscenze scientifiche necessarie per affrontare e gestire con maggiore efficacia le minacce a cui l’apicoltura oggi è esposta.

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