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Influenza Aviaria Epidemiologia Sociale Biosicurezza Allevamenti

Influenza aviaria: il contributo dell’epidemiologia sociale alla biosicurezza negli allevamenti di tacchini

Pubblicato il: 11 ottobre 2017 Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2017

Disinfettare, allontanare e isolare: queste sono le tre aree di attività che gli allevatori di tacchini ritengono cruciali per contrastare la diffusione dell’influenza aviaria (IA) negli allevamenti. Disinfettare ambienti, attrezzature e il personale che accede all’allevamento; allontanare le deiezioni degli animali (pollina); isolare l’allevamento limitando l’ingresso del personale esterno.

Il significato che gli allevatori attribuiscono alle misure di biosicurezza è stato analizzato dai ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie attraverso uno studio pilota (RC 18/13), finanziato dal Ministero della Salute e realizzato in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale  e l’Università degli studi di Torino.


Percezione della biosicurezza

Allevatore di tacchini

Una ricerca IZSVe ha evidenziato, attraverso metodi di epidemiologia sociale, le tre aree di attività che gli allevatori di tacchini ritengono cruciali per contrastare la diffusione dell’influenza aviaria (IA): disinfettare ambienti, attrezzature e il personale che accede all’allevamento; allontanare le deiezioni degli animali (pollina); isolare l’allevamento limitando l’ingresso del personale esterno.

La ricerca nasce dalla necessità di studiare la percezione dell’efficacia delle misure di biosicurezza e le motivazioni di una non adeguata applicazione della normativa di riferimento da parte degli allevatori.

Le misure di biosicurezza rappresentano uno strumento indispensabile di prevenzione dell’introduzione e diffusione delle infezioni, sia a livello di allevamento sia di territorio. Tuttavia, se nel corso delle epidemie l’attenzione da parte degli allevatori, per quanto riguarda l’adozione di norme di biosicurezza per prevenire il rischio di introduzione della malattia, è elevata, ciò non sempre si verifica nel periodo interepidemico.

L’analisi della letteratura e del quadro normativo sul tema della biosicurezza ha costituito il punto di partenza della ricerca e ha permesso di individuare gli elementi normativi rilevanti e che maggiormente incidono sulla gestione dell’allevamento. Successivamente, il coinvolgimento di un gruppo di operatori del settore attraverso la tecnica del focus group ha permesso di far emergere eventuali limiti e criticità nell’applicazione delle misure di biosicurezza in allevamento da un punto di vista esperto.

L’approccio di ricerca si è basato sull’integrazione di conoscenze epidemiologiche con dati di ricerca sociale. L’analisi del quadro normativo è stato fondamentale per individuare gli elementi salienti da approfondire tramite interviste in profondità agli allevatori. 29 allevatori sono stati intervistati con l’obiettivo di studiare le pratiche quotidiane negli allevamenti e il senso operativo attribuito a tali pratiche, l’eventuale scostamento dei comportamenti rispetto all’applicazione delle norme e le motivazioni riconducibili a questi scostamenti.

L’analisi sociale ha permesso di individuare quei fattori che secondo il parere degli allevatori sono i principali responsabili del mancato adeguamento alle misure di biosicurezza.

“È una questione di mentalità, sottovalutiamo l’applicazione delle misure di biosicurezza perché non pensiamo sia importante o non ci rendiamo conto di quanto sia importante” – ha dichiarato uno degli allevatori intervistati durante il progetto di ricerca.

Elementi di ordine psicologico e cognitivo assumono un ruolo rilevante nei racconti degli allevatori. Emerge una certa resistenza al cambiamento quando si hanno abitudini lavorative consolidate, una forma di pigrizia, la mancanza di motivazione e in alcuni casi un atteggiamento fatalista che sottolinea l’impossibilità di controllare tutti i fattori di rischio.

A ciò si uniscono fattori di ordine gestionale come la mancanza di tempo che l’applicazione delle norme richiede e le difficoltà dovute a limiti strutturali dell’allevamento. Non da ultimo, si sottolineano anche aspetti economici come l’assenza di incentivi per attuare gli investimenti necessari all’adeguamento degli allevamenti alle norme.

Il campione di allevatori da intervistare è stato selezionato a partire da uno studio epidemiologico veterinario che ha permesso di mappare le aziende e individuare le realtà più a rischio di introduzione di virus di IA.


Classificare gli allevamenti a rischio

Allevamento tacchini

L‘analisi epidemiologica è stata svolta con un questionario strutturato e ha coinvolto 81 allevamenti di tacchini nella provincia di Verona, l’area con la più alta concentrazione di allevamenti avicoli a livello nazionale. 29 allevatori sono stati inoltre intervistati con l’obiettivo di studiare le pratiche quotidiane negli allevamenti, l’eventuale scostamento dei comportamenti rispetto all’applicazione delle norme e le motivazioni riconducibili a questi scostamenti.

L‘analisi epidemiologica ha coinvolto 81 allevamenti di tacchini nella provincia di Verona, l’area con la più alta concentrazione di allevamenti avicoli a livello nazionale, mediante un campionamento casuale stratificato per Azienda Ulss (n. 20 Verona, n. 21 Legnago, n. 22 Bussolengo) e per stato sanitario pregresso (l’allevamento era stato o meno focolaio durante l’epidemia H9N2 a bassa patogenicità del 2012-2013).

I livelli di biosicurezza degli allevamenti sono stati valutati attraverso un’indagine quantitativa e secondo parametri strutturali e manageriali. A livello di allevamento, è stato somministrato un questionario strutturato e i dati raccolti hanno riguardato informazioni socio-anagrafiche, parametri gestionali, parametri strutturali.

In particolare, per la valutazione delle aziende sono stati considerati i seguenti aspetti:

  • personale addetto all’allevamento,
  • specie allevata,
  • attrezzature di pulizia,
  • zona di raccolta reflui,
  • definizione delle procedure,
  • caratteristiche strutturali dei capannoni,
  • caratteristiche strutturali dell’allevamento.

A ciascun elemento è stato attribuito un peso che discende da una valutazione del livello di rischio associato e la somma dei pesi ottenuti ha generato un punteggio per ciascun allevamento. Questo ha permesso di ottenere una classifica delle aziende in relazione al livello di biosicurezza.

Grazie ai risultati del progetto sono state poste le basi per lo studio di misure correttive relative all’applicazione delle misure di biosicurezza in allevamento e per l’identificazione di alcuni possibili interventi di comunicazione e formazione da rivolgere agli allevatori sul territorio. L’approccio sperimentato nella ricerca, che integra le metodologie della ricerca sociale con le competenze veterinarie, ha permesso di realizzare una valutazione dei fattori di rischio comprensiva e trasparente, sulla quale basare l’adozione di misure di prevenzione e controllo.

I fattori associati al comportamento umano, con particolare riferimento alle pratiche gestionali e manageriali sono raramente considerati negli studi epidemiologici. Questi fattori possono invece influenzare direttamente la trasmissione dell’infezione ed essere rilevanti nella prevenzione e nel controllo della malattia, come questo studio ha dimostrato.

Influenza aviaria: il contributo dell’epidemiologia sociale alla biosicurezza negli allevamenti di tacchini

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