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Che acqua bevono i nostri animali? La qualità dell’acqua di abbeverata negli allevamenti veneti

Che acqua bevono i nostri animali? La qualità dell’acqua di abbeverata negli allevamenti veneti

Pubblicato il: 26 gennaio 2016 Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2016

La mancanza di precise indicazioni a livello normativo sulla qualità fisico-chimica e batteriologica dell’acqua bevuta dagli animali allevati a fini zootecnici (acqua di abbeverata) potrebbe rappresentare una criticità per il benessere e la sanità animale, ma anche per la salute umana.

Acqua in allevamento avicoli

Studi specifici hanno dimostrato che alcune caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua potrebbero interferire con la solubilità e l’assorbimento dei farmaci (antibatterici e antielmintici) in essa disciolti, con la possibilità di generare fenomeni di antibiotico-resistenza.

Infatti, il Regolamento 852/2004/CE stabilisce che l’acqua di abbeverata nelle produzioni animali deve risultare “potabile o pulita, al fine di prevenire la contaminazione delle specie allevate”, senza tuttavia indicare parametri qualitativi per accertarne la qualità.

Studi specifici hanno dimostrato che alcune caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua potrebbero interferire con la solubilità e l’assorbimento dei farmaci (antibatterici e antielmintici) in essa disciolti, con la possibilità di generare fenomeni di antibiotico-resistenza.

I dati scientifici relativi alla qualità chimico-fisica e microbiologica dell’acqua di abbeverata negli allevamenti risultano molto limitati. Inoltre, per quanto riguarda le specie avicole e i suini, viene spesso utilizzata l’acqua di pozzo artesiano, per la quale non sono previsti controlli periodici obbligatori.

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha indagato questa problematica in allevamenti suinicoli e avicoli della Regione del Veneto, nell’ambito del progetto di Ricerca Corrente IZSVe 08/11, finanziato dal Ministero della Salute e svolto in collaborazione con il dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione dell’Università degli studi di Padova.

Acqua in allevamento suini

Una ricerca IZSVe ha studiato 28 allevamenti di suini e 28 di tacchini da ingrasso della Regione del Veneto, analizzando le proprietà dell’acqua prelevata da tre punti diversi: A) la sorgente; B) il sistema di medicazione dell’acqua dell’allevamento; C) l’inizio della fila di abbeveratoi.

La ricerca

Allo studio hanno partecipato 28 allevamenti di suini e 28 di tacchini da ingrasso della Regione del Veneto, ripartiti in base alla fornitura con acqua di acquedotto oppure di pozzo quale unica fonte per l’abbeverata degli animali.

La qualità microbiologica e chimico-fisica delle acque è stata confrontata in due periodi dell’anno (estate/inverno) e in tre punti di prelievo:

  • alla sorgente (sito A);
  • in corrispondenza del sistema di medicazione dell’acqua, prima dell’ingresso nel capannone (sito B);
  • all’inizio della fila di abbeveratoi (sito C).

Successivamente, sono stati valutati i livelli di antibioticoresistenza in batteri indicatori (Escherichia coli) isolati nell’acqua e nelle feci degli animali allevati.

Risultati

Qualità chimico-fisica e microbiologica delle acque

Lo studio ha evidenziato una scadente qualità microbiologica nei punti del sistema di medicazione dell’acqua e all’inizio della filiera di abbeveratoi.

Qualità chimico-fisica e microbiologica delle acque

I risultati delle analisi chimico-fisiche hanno evidenziato livelli qualitativi soddisfacenti per entrambe le fonti di approvvigionamento, quasi sempre all’interno dei limiti stabiliti dalla vigente normativa in materia di acqua potabile per consumo umano.

Le non conformità più rilevanti sono rappresentate dal livello di durezza che oscilla tra 80 e 500 mg/l, superando i 200 mg/l nel 70% delle aziende avicole e nel 64% di quelle suinicole.

Alla sorgente (sito A) la qualità microbiologica di entrambe le fonti di approvvigionamento è risultata quasi sempre all’interno dei limiti stabiliti per l’acqua potabile.

Tuttavia entrambe le fonti di approvvigionamento hanno evidenziato una scadente qualità microbiologica nei punti in corrispondenza del sistema di medicazione dell’acqua e all’inizio della filiera di abbeveratoi (siti B e C). Sono stati rilevati fino a 4.400 UFC/100ml di E. coli in acqua di pozzo e 1.300 UFC/100ml in acqua di acquedotto).

Isolamento Escherichia coli

L’antibiotico-resistenza, verso un panel di 14 molecole, ha evidenziato livelli molto elevati in Escherichia coli in entrambe le categorie zootecniche.

Salmonella è stata isolata solo una volta (S. kentucky) sia in estate sia in inverno alla sorgente nel medesimo allevamento avicolo con pozzo. Campylobacter non è mai stato isolato in allevamenti suinicoli e isolato solo due volte nei siti B e C in allevamenti avicoli (uno con pozzo e uno con acquedotto).

Livello di antibioticoresistenza

L’antibiotico-resistenza, verso un panel di 14 molecole, ha evidenziato livelli molto elevati in Escherichia coli, sia isolati dalle feci degli animali sia dall’acqua in entrambe le categorie zootecniche.

Negli allevamenti avicoli i livelli di antibioticoresistenza si sono rivelati preoccupanti verso diversi principi attivi classificati come critici per la salute umana dall’Organizzazione Mondalie per la sanità (OMS). In particolare, oltre 80% dei ceppi testati ha evidenziato resistenza verso ampicillina, ciprofloxacina e streptomicina.

Acqua in allevamento avicoli

Dai risultati dello studio è emersa la necessità di migliorare la qualità delle tubature per garantire una corretta somministrazione e dosaggio del farmaco in allevamento.

Conclusioni

I dati chimico-fisici mostrano non conformità quasi esclusivamente per quanto riguarda la durezza dell’acqua.

I risultati relativi alla qualità microbiologica dell’acqua prelevata nei diversi punti dell’impianto di distribuzione evidenziano la necessità di adottare protocolli di sanificazione più efficaci a livello delle tubature.

Dai risultati dello studio è emersa la necessità di migliorare la qualità del veicolo acquoso per garantire una corretta somministrazione e dosaggio del farmaco in allevamento.

Per farlo è necessario tenere in considerazione stabilità, solubilità e concentrazione effettiva del principio attivo e la massiva colonizzazione degli impianti da parte della microflora delle tubazioni.

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