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Taglio della coda nel suino italiano : l'impatto sul benessere in allevamento

Taglio della coda nel suino italiano: l’impatto sul benessere in allevamento

Pubblicato il: 20 maggio 2015 Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2016

Sono stati recentemente pubblicati i risultati conclusivi di uno studio realizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie sulla possibilità di allevare il suino pesante italiano evitando la rimozione chirurgica della coda (caudectomia).

Nei suini la morsicatura della coda è un comportamento anomalo di difficile gestione, con conseguenze anche gravi sulla salute degli animali (ferite gravi, ascessi, piemia). La normativa comunitaria prevede che la caudectomia sia limitata quanto più possibile . In ogni caso prima di effettuare questo intervento dovrebbero essere messi in atto tutti gli accorgimenti utili per evitare che gli animali si procurino lesioni, come per esempio garantire maggiori spazi e adeguata quantità di arricchimenti ambientali (paglia attraverso mangiatoia fissate alla parete). Nonostante ciò, come avviene anche in altri Stati membri, in Italia la caudectomia, effettuata pochi giorni dopo la nascita senza anestesia e analgesia, rappresenta la misura preventiva più utilizzata.

I precedenti studi scientifici hanno identificato diversi fattori, comunemente presenti nella realtà di allevamento intensivo, che possono favorire l’insorgenza e l’aggravarsi di questo comportamento anomalo:

  • elevata densità di allevamento;
  • pavimento interamente fessurato;
  • concomitanti problematiche di carattere sanitario.

La ricerca IZSVe

L’impatto del taglio della coda sul benessere del suino italianoL’obiettivo dello studio dell’IZSVe, pubblicato sulla rivista Livestock Science, è stato di valutare la possibilità di allevare il suino pesante italiano non caudectomizzato – in Italia il suino viene allevato fino a 160 kg, mentre negli altri Paesi dell’Ue non oltre i 115-120 kg – in presenza di tutti questi fattori di rischio.

I risultati confermano l’assenza di una compromissione generalizzata del benessere associata alla morsicatura della coda nei soggetti non caudectomizzati. Infatti, sia in fase di svezzamento sia di finissaggio, i gruppi con e senza coda non hanno evidenziato differenze significative in relazione a parametri ematobiochimici, conflitti, comportamento di morsicatura delle orecchie e della coda, lesioni alle orecchie, alla parte anteriore, del terzo medio e posteriore degli animali.

Tuttavia, al termine della fase di svezzamento, è stato registrato un episodio morsicatura scatenato da un unico soggetto in un box di maschi. Inoltre, in fase di finissaggio, i soggetti non sottoposti a caudectomia hanno mostrato una maggiore prevalenza di lesioni lievi della coda (le lesioni sono comunque state osservate anche nei soggetti caudectomizzati), ma una minore frequenza di belly nosing (comportamento anomalo dato dalla percussione col grugno dell’addome dei conspecifici).

In conclusione

La caudectomia può ridurre – non annullare – il rischio di morsicature, ma è un intervento ritenuto fonte di dolore in tutti i soggetti dell’allevamento. Inoltre, può favorire l’insorgenza di comportamenti anomali diretti verso altre parti del corpo rispetto alla coda (es. addome).

La presenza della coda integra preserva tutti i soggetti dal dolore legato alla caudectomia, ma potrebbe aumentare il rischio di morsicatura e la gravità del fenomeno. Tuttavia, in questo studio tale comportamento è stato gestito in modo soddisfacente senza creare problemi generalizzati e garantendo l’adeguatezza delle condizioni ambientali (paglia come materiale manipolabile e disponibilità di spazio entro i limiti di legge).

Per approfondire

Di Martino G. et al. (2014). The effect of tail docking on the welfare of pigs housed under challenging conditions. Livestock Science, 173, 78–86.

Vai alla pubblicazione su Livestock Science »

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