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Maggiore quantità di geni di antibiotico resistenza nel microbiota di onnivori e vegetariani

Maggiore quantità di geni di antibiotico resistenza nel microbiota di onnivori e vegetariani

Pubblicato il: 2 ottobre 2018 Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2018

Gli alimenti di origine animale contribuiscono maggiormente, rispetto a quelli di origine vegetale, alla quota di geni di antibiotico resistenza presenti nell’intestino umano.

Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie nell’ambito di una ricerca finanziata dal Ministero della Salute e pubblicata sulla rivista International Journal of Antimicrobial Agents volta a studiare l’impatto degli alimenti di origine animale sulla composizione microbica e sulla presenza di geni di antibiotico resistenza nel microbiota (l’insieme di tutti i microrganismi) dell’intestino umano.

Per distinguere l’effetto derivante dagli alimenti di origine animale da quelli di origine vegetale, i ricercatori hanno studiato la quantità di geni di antibiotico resistenza circolanti nel microbiota di tre gruppi di persone che non avevano fatto uso di antibiotici nei 12 mesi antecedenti lo studio e che si differenziavano per avere una dieta onnivora, vegetariana o vegana.

I ricercatori hanno preso in considerazione geni che conferiscono resistenza a quattro classi di antibiotici: sulfamidici, tetracicline, amminoglicosidi e β-lattamici. I risultati hanno evidenziato che il microbiota del gruppo “onnivori” conteneva una quantità di questi geni significativamente maggiore rispetto al microbiota del gruppo “vegani”. Al contrario non sono state evidenziate differenze tra il gruppo di persone vegetariane e gli onnivori.

La ricerca conferma il ruolo della filiera degli alimenti di origine animale nella circolazione di geni di antibiotico resistenza nell’ambito di comunità microbiche che colonizzano altre “nicchie ecologiche”, e pone l’attenzione sull’importanza dell’uso corretto degli antibiotici sia in medicina veterinaria che umana.

Leggi l’articolo sull’International Journal of Antimicrobial Agents »
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