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L’IZSVe sviluppa trattamenti antirabbici innovativi

L’IZSVe sviluppa trattamenti antirabbici innovativi

Pubblicato il: 1 aprile 2016 Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2016

Identificati e caratterizzati due anticorpi monoclonali ad ampio spettro ed elevata potenza contro il virus della rabbia e altri virus appartenenti alla famiglia dei Lyssavirus.

Trattamento anticorpi rabbia

La difficoltà di accesso ad un trattamento iperimmune, a basso costo e in quantità sufficiente a soddisfare la richiesta mondiale, ha portato allo sviluppo di un potente cocktail di anticorpi monoclonali. I maggiori beneficiari della loro futura produzione e distribuzione saranno soprattutto i paesi endemici a basso reddito, che contano ogni anno decine di migliaia di vittime.

I risultati della ricerca condotta dall’Istituto Zoooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) di Padova, in collaborazione con altri gruppi di ricerca svizzeri, francesi e inglesi, e pubblicati sulla rivista scientifica EMBO Molecular Medicine, dimostrano che l’associazione dei due anticorpi RVC20 e RVC58, derivati da un donatore vaccinato contro la rabbia, può avere una potenza fino a 1.000 volte superiore rispetto ai trattamenti esistenti, a base di immunoglobuline umane. RCV20 e RCV58 potrebbero quindi rappresentare un’alternativa efficace e conveniente all’attuale profilassi antirabbica post-esposizione.

Si stima che all’incirca 59.000 persone muoiano di rabbia ogni anno in India, Cina e Africa, e di questi circa il 50% sono bambini. In ogni caso la reale incidenza dei casi di rabbia nei Paesi in via di sviluppo non è nota ed è ampiamente sottostimata.

Il virus della rabbia è presente in diversi reservoir animali nel mondo e se trasmesso all’uomo può causare un’infezione mortale in quasi il 100% dei casi. Non esistono terapie specifiche a patologia conclamata, l’unico intervento medico attualmente disponibile è costituito da una vaccinazione post-esposizione associata a immunoglobuline rabbia specifiche di origine umana o equina. Tale trattamento prende il nome di “profilassi antirabbica post-esposizione” e deve essere somministrato al più presto dopo l’esposizione al virus, perdendo totalmente di efficacia alla comparsa dei sintomi.

Paola De Benedictis, autore principale dell’articolo, virologa e veterinaria presso l’IZSVe (Centro di referenza FAO per la Rabbia e Centro di collaborazione OIE sulle malattie infettive nell’interfaccia uomo/animale), afferma:

Il cocktail di anticorpi che abbiamo sviluppato ha grandi potenzialità, potrebbe non solo rimpiazzare le immunoglobuline attualmente in commercio ma anche aprire la strada a un nuovo paradigma nel trattamento della rabbia. Abbiamo infatti osservato in vivo che anche 40 giorni dopo la somministrazione del cocktail si registra un potente effetto neutralizzante, suggerendo che la finestra terapeutica determinata dal cocktail di RVC20 e RVC58 possa essere notevolmente più ampia di quanto atteso”.

I costi elevati e la disponibilità ridotta del trattamento post-esposizione costituiscono un problema molto grave in particolare nelle aree povere del mondo. Ogni anno, infatti, vengono prodotte circa 1 milione di dosi di immunoglobuline rabbia-specifiche e purtroppo il 60% della popolazione ad alto rischio di infezione non ne ha accesso. La transizione da terapie a base di immunoglobuline umane o equine ad anticorpi monoclonali è perciò fortemente raccomandata dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) al fine di ottenere un’adeguata disponibilità del trattamento a costi accessibili.

Davide Corti, co-autore dell’articolo e Direttore scientifico di Humabs BioMed (Bellinzona, Svizzera), dichiara:

“Il nostro lavoro risponde alla raccomandazione dell’OMS di sviluppare nuove profilassi antirabbiche post-esposizione basate su anticorpi monoclonali. Il cocktail da noi identificato bersaglia siti antigenici distinti e permette una copertura totale degli isolati virali descritti sino ad oggi nei cinque continenti. Inoltre l’elevata potenza di questi anticorpi permetterebbe di ottenere un effetto protettivo a dosi molto ridotte, fino a soli 3 mg per dose, riducendo ulteriormente il costo del trattamento”.

Secondo Hervé Bourhy, co-autore dell’articolo e direttore del WHO Collaborating Centre for Reference and Research on Rabies presso l’Istituto Pasteur di Parigi:

“L’attuale profilassi antirabbica post-esposizione è molto costosa e la produzione è in calo a causa del diminuito numero di donatori umani. Le terapie attualmente in sviluppo proteggono da uno spettro limitato di virus di rabbia, generando seri dubbi sull’efficacia di una profilassi effettuata senza preventiva caratterizzazione del virus specifico responsabile dell’infezione. Inoltre, questi anticorpi potrebbero essere formulati in modo da non richiedere la conservazione a basse temperature, un altro importante vantaggio in aree remote”.

Filippo Riva, Direttore generale di Humabs Biomed aggiunge:

“Al momento stiamo investigando opportunità di licenza su base mondiale e siamo ottimisti che lo sviluppo di questi anticorpi possa iniziare al più presto. L’identificazione di questi due anticorpi costituisce un’ulteriore validazione del nostro approccio per la generazione di anticorpi per il trattamento di patologie infettive potenzialmente letali, approccio  precedentemente efficace nell’identificazione di anticorpi contro i virus Ebola e MERS, attualmente in sviluppo”

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