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Trattamenti illeciti nei bovini da carne: un metodo indiretto e più efficace per rintracciarli

Trattamenti illeciti nei bovini da carne: un metodo indiretto e più efficace per rintracciarli

Pubblicato il: 9 febbraio 2016 Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2016
Carne di vitello residui farmaci

Negli alimenti si possono ritrovare residui di farmaci potenzialmente pericolosi per la salute umana. Un progetto di ricerca coordinato dall’IZSVe ha sviluppato un metodo istopatologico per valutare le modificazioni causate dall’uso di alcune sostanze sul timo dei bovini da carne.

Negli alimenti di origine animale si possono ritrovare residui di farmaci potenzialmente pericolosi sia per la salute degli animali che per quella umana. Che cosa succede con i bovini da carne?

“Per curare gli stati infiammatori è consentito usare farmaci ad azione antiinfiammatoria. Purtroppo però a volte queste sostanze sono usate illegalmente anche come anabolizzanti o promotori della crescita, magari in combinazione con altre tipologie di farmaci, in modo così da migliorare le resa e la qualità delle carni.

L’assunzione prolungata anche di piccole dosi di queste sostanze può avere conseguenze dirette sulla salute del consumatore. È importante quindi che i trattamenti farmacologici siano eseguiti secondo le regole, ma anche che i metodi di controllo contro gli illeciti siano efficaci”.

Marta Vascellari, veterinario al Laboratorio di istopatologia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha coordinato un progetto di ricerca che ha avuto l’obiettivo di sviluppare un metodo istopatologico per valutare le modificazioni causate dall’uso di alcune sostanze sul timo degli animali, un organo particolarmente importante per il funzionamento del sistema immunitario.

Alterazioni del timo dovute a desametasone

Vitello

Lo studio ha preso in considerazione le alterazioni del timo di vitelli e vitelloni a cui sono state somministrate piccole dosi di desametasone. I risultati hanno dimostrato che il desametasone porta a modificazioni istologiche rilevabili nel timo di questi animali.

Nello studio condotto dai ricercatori dell’IZSVe (RC 15/12, finanziamento Ministero della Salute) sono stati presi in esame le alterazioni del timo di vitelli e vitelloni, a cui sono state somministrate piccole dosi di desametasone, una sostanza dalle proprietà antiinfiammatorie che viene anche usata come promotore della crescita.

I risultati ottenuti dallo studio hanno dimostrato che il desametasone, anche in piccole dosi, porta a modificazioni istologiche rilevabili nel timo sia nei vitelli che nei vitelloni.

Il metodo di analisi del campione era basato sull’associazione tra infiltrazione di grasso e alterazione del rapporto corticale-midollare delle cellule del timo, e le osservazioni hanno confermato un aumento di infiltrazione di grasso all’interno del timo e una significativa diminuzione del rapporto tra corticale e midollare del timo. Le alterazioni non erano presenti invece negli animali non trattati con le sostanze anabolizzanti.

Lo studio è stato effettuato in doppio cieco da due diversi Istituti Zooprofilattici, evidenziando soddisfacenti livelli di concordanza e accuratezza.

I controlli sui residui di farmaci

Destametasone

La progressiva perdita di massa del timo e l’infiltrazione di grasso dell’organo sono indicatori indiretti dell’utilizzo di corticosteroidi. Il metodo sviluppato potrebbe rappresentare un approccio diagnostico valido e riproducibile, applicabile ai programmi di screening.

Dal 2008 all’interno del Piano nazionale di sorveglianza dei residui è stato introdotto un metodo basato sull’analisi di tessuti specifici degli animali regolarmente macellati, partendo dal presupposto che le molecole utilizzate illegalmente causano un’alterazione nella forma di alcuni organi.

Il timo è uno degli organi che si prestano a questo tipo di valutazione. Questa ghiandola del sistema linfatico è essenziale per il sistema immunitario: la progressiva perdita di massa di questo organo e la conseguente infiltrazione di grasso sono indicatori indiretti dell’utilizzo di corticosteroidi, e sono inoltre alterazioni rilevabili anche a distanza di giorni dall’ultimo trattamento farmacologico.

Già l’Unione Europea ha disciplinato l’utilizzo di queste sostanze (Direttiva del Consiglio 96/23/EC, Regolamento CE 37/2010) e pianificato i controlli sia degli animali che delle carni fresche. Tuttavia i metodi tradizionali si sono rivelati non sempre efficaci, con costi molto elevati e tempi lunghi di esecuzione.

Il metodo sviluppato dalla ricerca potrebbe quindi rappresentare un approccio diagnostico valido e riproducibile, applicabile ai programmi di screening, utile ad affiancare e indirizzare le indagini ufficiali per i trattamenti illeciti nei bovini da carne.

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