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Bluetongue e animali selvatici: scheda di approfondimento

Bluetongue: l’impatto sugli animali selvatici e il loro ruolo epidemiologico

Pubblicato il: 19 settembre 2016 Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2016

Nel mese di settembre 2016 si sono verificati nel territorio del Veneto alcuni casi di Blue tongue, una malattia infettiva dei ruminanti. Il primo caso sintomatico negli ovini è stato confermato il 31 agosto 2016.

Di seguito sono riportate alcune informazioni essenziali per comprendere la problematica sanitaria rappresentata dalla Bluetongue (BT), l’eventuale impatto di questa malattia nei ruminanti selvatici e il possibile ruolo giocato da queste specie nella sua epidemiologia.

Il problema “Bluetongue”

Che cos’è la Bluetongue?

La Bluetongue (BT, “lingua blu”), detta anche febbre catarrale degli ovini, è una malattia infettiva non contagiosa dei ruminanti sostenuta da un virus del genere Orbivirus: attualmente, se ne conoscono 27 “sottospecie” (sierotipi). L’epidemia in corso nel Veneto  è sostenuta dal sierotipo denominato BTV4 (BlueTongue Virus 4).

Come e quando si trasmette e si manifesta la BT?

Il virus della BT viene trasmesso da insetti ematofagi appartenenti al genere Culicoides, che costituiscono quindi i vettori della malattia. Si tratta di piccoli moscerini attivi nelle ore notturne (dal tramonto all’alba), la cui dimensione allo stadio adulto varia da 1 a 3 mm. Alle nostre latitudini, sono attivi nel periodo da marzo a ottobre. I Culicoides contraggono il virus pungendo animali infetti in fase viremica e, rimanendo infetti per il resto della loro vita, lo trasmettono ad altri animali sempre attraverso la puntura. In questi insetti non ha invece luogo la trasmissione verticale, ovvero la trasmissione del virus alle successive generazioni di moscerini.

Nei ruminanti, la viremia e la sintomatologia clinica sono indipendenti: per esempio, alcune specie possono mostrare una viremia protratta nel tempo in assenza di qualunque sintomatologia.

Nel Triveneto, l’andamento della malattia è generalmente stagionale, perché è influenzato dai fattori che regolano la presenza e abbondanza dei vettori. I primi casi si possono osservare di solito in tarda primavera/inizio estate; aumentano alla fine della stagione estiva, per tendere poi a scomparire con il sopraggiungere dei primi freddi, quando la temperatura scende al di sotto dei 10 – 12°C. Più raramente, la malattia si può manifestare anche in altri periodi dell’anno, in relazione alla situazione epidemiologica presente.

Quali animali sono sensibili alla BT?

Praticamente tutte le specie di ruminanti, domestiche e selvatiche sono recettive alla BT, ma non tutte si ammalano.

Tra i ruminanti domestici:

  • negli ovini la BT si manifesta clinicamente nella forma più grave, causando anche mortalità;
  • nei bovini e nelle capre l’infezione decorre, salvo poche eccezioni, in forma subclinica, ovvero senza sintomi evidenti.

Tra i ruminanti selvatici:

  • la patologia in forma clinica è stata osservata in alcuni bovidi e cervidi nordamericani e asiatici;
  • per quanto riguarda invece le specie presenti nel nostro territorio, nella maggior parte di esse l’infezione è di solito inapparente. Fa eccezione il muflone, nel quale la presenza del virus BT è stata associata da alcuni ricercatori a forme cliniche simili a quelle della pecora e a episodi di mortalità.

Anche la durata della viremia, ovvero il periodo in cui il virus è presente nel sangue, varia sensibilmente tra specie. Per esempio è stato osservato come nelle pecore la viremia di solito non superi i 30 giorni, mentre nei bovini possa variare dai 30-40 fino a 60 giorni, rendendo il bovino particolarmente importante per il mantenimento dell’infezione.

Quali sono i sintomi della BT negli animali?

Tra i sintomi classici, tipici degli ovini:

  • ulcere nella bocca, con emorragie sulla lingua che può essere tumefatta e cianotica, ingrossata e bluastra (va notato che, nonostante la malattia prenda il suo nome da questa lesione, essa non sempre è presente), sulle labbra e sul musello ;
  • febbre molto alta, con abbattimento e inappetenza conseguenti;
  • aumento di volume della testa, in particolare della lingua, delle palpebre, dello spazio sottomandibolare e del collo;
  • scolo sieroso o mucoso dal naso e dalla bocca;
  • zoppie e lesioni podali, soprattutto al margine superiore degli unghielli;
  • arrossamenti cutanei con dermatite nelle aree esposte al sole e perdita di vello;
  • difficoltà respiratorie.

Nei bovini la malattia può anche non avere sintomatologia evidente.

Per quanto riguarda i ruminanti selvatici, i sintomi sono stati evidenziati principalmente in alcune specie tipiche dell’America del Nord, mentre nelle specie presenti in Europa, ad eccezione del muflone, la BT, pur infettando gli animali, non sembra causare alcuna forma clinica.

Perché la BT è un problema?

Oltre a costituire un serio problema sanitario, la BT ha anche importanti ricadute socioeconomiche a causa dell’impatto diretto sul patrimonio zootecnico (casi clinici e mortalità negli ovini, cali di produzione nei bovini) e del danno commerciale legato alle restrizioni dei movimenti di animali.

La BT è un problema anche per la salute umana?

No. La BT non è trasmissibile all’uomo e non comporta alcun problema di sicurezza degli alimenti derivati da specie recettive, siano esse domestiche o selvatiche.

Come fa la BT ad arrivare in una zona dove prima non c’era?

La BT può diffondersi in nuove aree in diversi modi. Tra questi, il trasporto passivo di Culicoides infetti con il vento (anche oltre 100 km) e il trasferimento/trasporto di animali in fase viremica da aree infette ad aree indenni.

Va comunque sottolineato che, affinché la malattia si diffonda e si manifesti in un nuovo territorio, è necessario che il nuovo areale abbia condizioni ecologiche e climatiche idonee nel periodo di introduzione del virus.

Il ruolo dei ruminanti selvatici

È possibile che i ruminanti selvatici presenti nel Nord Est vengano infettati da BT?

Sì. Dato che i ruminanti selvatici sono recettivi e l’infezione sta circolando negli animali domestici, è probabile che anche i ruminanti selvatici nel Nord Est vengano infettati dal virus tramite la puntura degli insetti vettori.

Potremmo osservare nel Nord Est ruminanti selvatici con i sintomi BT?

Sulla base della letteratura scientifica, nel muflone potrebbero essere osservati dei casi clinici o dei fenomeni di mortalità anomala, mentre nelle altre specie è improbabile che questo accada.

Tuttavia, poiché i patogeni e le loro interazioni con i loro ospiti non sono entità statiche ma sono soggette a una loro evoluzione, non è possibile escludere del tutto che eventi di questo tipo possano verificarsi.

Come contribuire alla sorveglianza e all’incremento delle conoscenze sulla Bluetongue nei ruminanti selvatici?

L’individuazione della BT attraverso l’osservazione in campo di casi sospetti di malattia (la sorveglianza passiva) è difficoltosa nelle nostre specie selvatiche, nella grande maggioranza delle quali il decorso è asintomatico. Questa eventualità tuttavia non può essere esclusa.

Si raccomanda quindi di segnalare alle Autorità competenti per la gestione faunistica (Provincia o altra Autorità locale) e per la sanità animale (ASL) eventuali ruminanti selvatici che mostrassero, anche in forma lieve, sintomi come quelli sopra descritti negli ovini. Tali Autorità, in sinergia con i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), decideranno come intervenire.

Cacciatori, escursionisti, naturalisti e, naturalmente, il personale di vigilanza (Corpo forestale, Polizia provinciale, Guardiaparco ecc.), qualora osservassero inattesi fenomeni di mortalità nelle specie selvatiche possono tempestivamente contattare le Autorità e, a seconda delle esigenze e specifiche competenze, collaborare alla raccolta di campioni da questi soggetti, in sinergia con l’IZSVe.

I cacciatori possono segnalare la presenza di lesioni simili a quelle sopra descritte nei ruminanti selvatici abbattuti nel corso dell’attività venatoria. Inoltre, in caso le Autorità Sanitarie ravvisassero l’opportunità di piani di sorveglianza attiva in ruminanti abbattuti a caccia, i cacciatori e le organizzazioni venatorie saranno coinvolte nella raccolta di campioni di organi e tessuti. In questi casi, l’IZSVe provvederà in collaborazione con le Autorità a contattare le componenti interessate per organizzare le attività.

Per ulteriori informazioni

Ulteriori informazioni e aggiornamenti sulla situazione epidemiologica della Bluetongue sono consultabili sul sito web di sorveglianza epidemiologica della Regione Veneto (www.resolveveneto.it). Gli esperti dell’IZSVe sono inoltre a disposizione per maggiori approfondimenti.

Carlo Citterio
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
SCT2 – Treviso, Belluno e San Donà di Piave
U.O. Eco-patologia (Belluno)
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