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Come scrivono i medici veterinari? La comunicazione del rischio sull’influenza aviaria

Come scrivono i medici veterinari? La comunicazione del rischio sull’influenza aviaria

Pubblicato il: 23 maggio 2018 Ultimo aggiornamento: 1 giugno 2018

Come scrivono i medici veterinari? Come comunicano i rischi? Davvero sono più bravi con microscopi e stetoscopi che con la penna? Domande a cui alcuni ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) hanno cercato di dare una risposta con uno studio sulla comunicazione del rischio in caso di influenza aviaria, in cui sono stati presi in considerazione comunicati stampa scritti da veterinari.

Veterinario aviaria

Ricercatori dell’IZSVe hanno analizzato oltre 700 comunicati stampa scritti da medici veterinari sulla gestione di un focolaio di influenza aviaria. I comunicati sono risultati di non facile lettura e caratterizzati dall’utilizzo di un linguaggio tecnico-professionale. Questo conferma la necessità di continuare a progettare attività di formazione sulla comunicazione del rischio.

I comunicati costituivano la prova di apprendimento di un corso di formazione sulla gestione di un focolaio di influenza aviaria, al cui interno è stato proposto anche un modulo di comunicazione del rischio. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Veterinaria Italiana. I ricercatori hanno analizzato circa 700 comunicati valutando alcuni aspetti del linguaggio come la costruzione del testo, il livello di leggibilità, l’uso dei termini specifici e più ricorrenti.

Nella maggior parte dei comunicati stampa sono stati rispettati i vincoli “strutturali”, come la presenza di titoli e sottotitoli, uso di grassetti, riferimenti/contatti, e regola giornalistica delle 5W (who? what? where? when? why?) a cui ogni buon cronista deve attenersi per raccontare un avvenimento.

I comunicati avevano una lunghezza media di 238 parole, non eccessivamente lunghi ma di non facile lettura, accessibili a un pubblico di lettori con un’istruzione superiore. Dal punto di vista stilistico i testi sono risultati piuttosto neutri e oggettivi, con un uso controllato di termini tecnici, e poveri di quei termini “emotivamente” connotati (morti, preoccupazione, allarme, ecc.) che possono rendere un testo più espressivo ma che in determinate situazioni possono alzare il livello di percezione del rischio.

Le parole più ricorrenti rilevate nell’intero corpus dei comunicati sono state: virus, influenza, aviaria, istituto, zooprofilattico, mentre i blocchi di parole più frequenti che costituiscono il vocabolario specialistico minimo sono stati: stamping out, free range, task force, veterinari privati, influenza aviaria e istituto zooprofilattico. Ad accendere l’interesse dei ricercatori è stato poi un piccolo gruppo di termini quali: linee guida, manuale operativo, normative vigenti, protocolli operativi, che denotano l’utilizzo di un linguaggio tecnico-professionale associato a strategie di gestione della malattia.

Le informazioni ottenute dall’analisi dei comunicati stampa hanno evidenziato la necessità di continuare a progettare attività di formazione sulla comunicazione del rischio. Questo è tanto più importante per figure professionali come i medici veterinari, che giocano un ruolo chiave nella salute pubblica globale e possono fornire un contributo sostanziale nella costruzione di messaggi chiari, corretti ed efficaci, senza generare inutili allarmismi.

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